giovedì 30 dicembre 2004


Ma perché le VJ di MTV me le vestono sempre così male? Eppure alcune sarebbero delle discrete fi... gliole.


Ma perché le VJ di MTV me le vestono sempre così male? Eppure alcune sarebbero delle discrete fi... gliole.


Ma perché le VJ di MTV me le vestono sempre così male? Eppure alcune sarebbero delle discrete fi... gliole.

Apocalypse 2004

A pensarci bene, questo 2004 è stato talmente catastrofico che probabilmente le nostre menti non ne hanno colto neppure la portata. Eventi come il massacro di Beslan, o lo tsunami che ha colpito le coste dell'Asia in questi giorni, in decenni più tranquilli (quali sono state le due decadi appena trascorse), sarebbero bastati a colmare di orrore i nostri occhi per ben più di un anno. Eppure dal famoso 9/11/01, pare che l'assuefazione ai massacri ci permetta di accantonare tutto ciò in un angolino della nostra mente. Finché la cosa non ci riguarda direttamente, siamo disposti a ignorarla.


A pensarci bene, centomila morti sembrano tantissimi, ma non cambiano di una virgola le cose. L'umanità è come un gigantesco corpo composto da miliardi di cellule. Anche se ne muoiono centomila improvvisamente e violentemente, un simile organismo è in grado di assorbire lo shock così come il nostro fisico rigenera una ferita superficiale o una polmonite. Certo, per le singole cellule essere vive o morte fa una certa differenza, ma praticamente solo per loro. Il che giustifica il nostro egoismo, e ci fa sentire molto meno in colpa se non ci precipitiamo immediatamente a 'mo di Madre Teresa o Florence Nightingale in soccorso delle popolazioni colpite.


A pensarci bene, la vita è una merda, e poi si muore.

Apocalypse 2004

A pensarci bene, questo 2004 è stato talmente catastrofico che probabilmente le nostre menti non ne hanno colto neppure la portata. Eventi come il massacro di Beslan, o lo tsunami che ha colpito le coste dell'Asia in questi giorni, in decenni più tranquilli (quali sono state le due decadi appena trascorse), sarebbero bastati a colmare di orrore i nostri occhi per ben più di un anno. Eppure dal famoso 9/11/01, pare che l'assuefazione ai massacri ci permetta di accantonare tutto ciò in un angolino della nostra mente. Finché la cosa non ci riguarda direttamente, siamo disposti a ignorarla.


A pensarci bene, centomila morti sembrano tantissimi, ma non cambiano di una virgola le cose. L'umanità è come un gigantesco corpo composto da miliardi di cellule. Anche se ne muoiono centomila improvvisamente e violentemente, un simile organismo è in grado di assorbire lo shock così come il nostro fisico rigenera una ferita superficiale o una polmonite. Certo, per le singole cellule essere vive o morte fa una certa differenza, ma praticamente solo per loro. Il che giustifica il nostro egoismo, e ci fa sentire molto meno in colpa se non ci precipitiamo immediatamente a 'mo di Madre Teresa o Florence Nightingale in soccorso delle popolazioni colpite.


A pensarci bene, la vita è una merda, e poi si muore.

Apocalypse 2004

A pensarci bene, questo 2004 è stato talmente catastrofico che probabilmente le nostre menti non ne hanno colto neppure la portata. Eventi come il massacro di Beslan, o lo tsunami che ha colpito le coste dell'Asia in questi giorni, in decenni più tranquilli (quali sono state le due decadi appena trascorse), sarebbero bastati a colmare di orrore i nostri occhi per ben più di un anno. Eppure dal famoso 9/11/01, pare che l'assuefazione ai massacri ci permetta di accantonare tutto ciò in un angolino della nostra mente. Finché la cosa non ci riguarda direttamente, siamo disposti a ignorarla.


A pensarci bene, centomila morti sembrano tantissimi, ma non cambiano di una virgola le cose. L'umanità è come un gigantesco corpo composto da miliardi di cellule. Anche se ne muoiono centomila improvvisamente e violentemente, un simile organismo è in grado di assorbire lo shock così come il nostro fisico rigenera una ferita superficiale o una polmonite. Certo, per le singole cellule essere vive o morte fa una certa differenza, ma praticamente solo per loro. Il che giustifica il nostro egoismo, e ci fa sentire molto meno in colpa se non ci precipitiamo immediatamente a 'mo di Madre Teresa o Florence Nightingale in soccorso delle popolazioni colpite.


A pensarci bene, la vita è una merda, e poi si muore.

martedì 28 dicembre 2004

Anche la morte può morire


La mia ossessione, da otto anni a questa parte? Si chiama "Soulcatcher". Un chip impiantato dietro l'occhio che può registrare qualsiasi pensiero o sensazione della persona che lo ospita. Secondo Chris Winter, responsabile del British Telecom Artificial Life Team, sarà pronto entro il 2025. E allora (queste sono parole sue) la morte morirà.


"By combining this information with a record of the person's genes, we could recreate a person physically, emotionally and spiritually."


Emozionalmente e spiritualmente? Come fanno gli scienziati a dire queste cose? E come faccio io a crederci? Ho sostuito la mia fede in un dio assurdo con la fede in una scienza altrettanto assurda?


" It would be possible to imbue a newborn baby with a lifetime's experiences by giving him or her the Soul Catcher chip of a dead person."


Ma vi rendete conto? Queste sono le affermazioni di uno scienziato stipendiato dalla British Telecom, non di un folle telepredicatore... Nessuna esperienza andrà più persa, la nostra anima intrappolata per sempre in un microchip.


E allora, non posso che cullarmi in questa falsa speranza, sognando le orbite lente dell'acido desossiribonucleico che ruota su se stesso, immaginando in quale dei suoi geni si potrebbe trovare l'informazione che ci aprirebbe davvero le porte dell'eternità. Come ogni notte, sognerò la sua spirale...

Anche la morte può morire


La mia ossessione, da otto anni a questa parte? Si chiama "Soulcatcher". Un chip impiantato dietro l'occhio che può registrare qualsiasi pensiero o sensazione della persona che lo ospita. Secondo Chris Winter, responsabile del British Telecom Artificial Life Team, sarà pronto entro il 2025. E allora (queste sono parole sue) la morte morirà.


"By combining this information with a record of the person's genes, we could recreate a person physically, emotionally and spiritually."


Emozionalmente e spiritualmente? Come fanno gli scienziati a dire queste cose? E come faccio io a crederci? Ho sostuito la mia fede in un dio assurdo con la fede in una scienza altrettanto assurda?


" It would be possible to imbue a newborn baby with a lifetime's experiences by giving him or her the Soul Catcher chip of a dead person."


Ma vi rendete conto? Queste sono le affermazioni di uno scienziato stipendiato dalla British Telecom, non di un folle telepredicatore... Nessuna esperienza andrà più persa, la nostra anima intrappolata per sempre in un microchip.


E allora, non posso che cullarmi in questa falsa speranza, sognando le orbite lente dell'acido desossiribonucleico che ruota su se stesso, immaginando in quale dei suoi geni si potrebbe trovare l'informazione che ci aprirebbe davvero le porte dell'eternità. Come ogni notte, sognerò la sua spirale...

Anche la morte può morire


La mia ossessione, da otto anni a questa parte? Si chiama "Soulcatcher". Un chip impiantato dietro l'occhio che può registrare qualsiasi pensiero o sensazione della persona che lo ospita. Secondo Chris Winter, responsabile del British Telecom Artificial Life Team, sarà pronto entro il 2025. E allora (queste sono parole sue) la morte morirà.


"By combining this information with a record of the person's genes, we could recreate a person physically, emotionally and spiritually."


Emozionalmente e spiritualmente? Come fanno gli scienziati a dire queste cose? E come faccio io a crederci? Ho sostuito la mia fede in un dio assurdo con la fede in una scienza altrettanto assurda?


" It would be possible to imbue a newborn baby with a lifetime's experiences by giving him or her the Soul Catcher chip of a dead person."


Ma vi rendete conto? Queste sono le affermazioni di uno scienziato stipendiato dalla British Telecom, non di un folle telepredicatore... Nessuna esperienza andrà più persa, la nostra anima intrappolata per sempre in un microchip.


E allora, non posso che cullarmi in questa falsa speranza, sognando le orbite lente dell'acido desossiribonucleico che ruota su se stesso, immaginando in quale dei suoi geni si potrebbe trovare l'informazione che ci aprirebbe davvero le porte dell'eternità. Come ogni notte, sognerò la sua spirale...

lunedì 27 dicembre 2004

Futurrre nnow!

Prevedere il futuro non è roba da ciarlatani. Non basta telefonare a qualche numero in sovraimpressione, 166 o 800 che sia. Quando quest'uomo iniziò a parlarci di isole nella rete, ragazzi artificiali, matrici spezzate, quello di cui trattava era etichettato sprezzantemente come "fantascienza". Ora, come lui stesso ci tiene a sottolineare, è la banale quotidianità.


La preconizzazione di un pianeta dominato dall'alta tecnologia, violento, pericoloso, quasi ritornato a un evo oscuro in cui conquiste date per scontate solo un lustro fa sono rimesse in discussione (pensiamo alla difficoltà di viaggiare in un mondo in cui terrorismo, incidenti e calamità naturali hanno reso gli spostamenti nuovamente lenti e pericolosi) fa pensare a molte delle tematiche del cyberpunk (addirittura Sterling nel 1989 scrisse un racconto che aveva come voce narrante un kamikaze islamico in viaggio per la Florida per assassinare un uomo politico con una letale polvere batteriologica).


In sette capitoli (le sette età dell'uomo) Sterling analizza il nostro futuro, a volte con una disarmante fiducia tutta americana nella tecnologia, a volte col lucido sguardo di chi sa che il progresso non è un lungo fiume tranquillo, ma un paralitico che avanza a balzi e scossoni con le sue stampelle. Le opere di questo tipo, di solito, non indovinano mai ciò che il futuro realmente sarà, questo è vero, ma sono ugualmente interessanti, perché ci danno un'idea precisa di come noi vorremmo che fosse questo futuro. Esattamente come i construttori di automobili degli anni '50 che mettevano le code alle loro vetture per farle sembrare simili ai razzi dei film di fantascienza.

Futurrre nnow!

Prevedere il futuro non è roba da ciarlatani. Non basta telefonare a qualche numero in sovraimpressione, 166 o 800 che sia. Quando quest'uomo iniziò a parlarci di isole nella rete, ragazzi artificiali, matrici spezzate, quello di cui trattava era etichettato sprezzantemente come "fantascienza". Ora, come lui stesso ci tiene a sottolineare, è la banale quotidianità.


La preconizzazione di un pianeta dominato dall'alta tecnologia, violento, pericoloso, quasi ritornato a un evo oscuro in cui conquiste date per scontate solo un lustro fa sono rimesse in discussione (pensiamo alla difficoltà di viaggiare in un mondo in cui terrorismo, incidenti e calamità naturali hanno reso gli spostamenti nuovamente lenti e pericolosi) fa pensare a molte delle tematiche del cyberpunk (addirittura Sterling nel 1989 scrisse un racconto che aveva come voce narrante un kamikaze islamico in viaggio per la Florida per assassinare un uomo politico con una letale polvere batteriologica).


In sette capitoli (le sette età dell'uomo) Sterling analizza il nostro futuro, a volte con una disarmante fiducia tutta americana nella tecnologia, a volte col lucido sguardo di chi sa che il progresso non è un lungo fiume tranquillo, ma un paralitico che avanza a balzi e scossoni con le sue stampelle. Le opere di questo tipo, di solito, non indovinano mai ciò che il futuro realmente sarà, questo è vero, ma sono ugualmente interessanti, perché ci danno un'idea precisa di come noi vorremmo che fosse questo futuro. Esattamente come i construttori di automobili degli anni '50 che mettevano le code alle loro vetture per farle sembrare simili ai razzi dei film di fantascienza.

Futurrre nnow!

Prevedere il futuro non è roba da ciarlatani. Non basta telefonare a qualche numero in sovraimpressione, 166 o 800 che sia. Quando quest'uomo iniziò a parlarci di isole nella rete, ragazzi artificiali, matrici spezzate, quello di cui trattava era etichettato sprezzantemente come "fantascienza". Ora, come lui stesso ci tiene a sottolineare, è la banale quotidianità.


La preconizzazione di un pianeta dominato dall'alta tecnologia, violento, pericoloso, quasi ritornato a un evo oscuro in cui conquiste date per scontate solo un lustro fa sono rimesse in discussione (pensiamo alla difficoltà di viaggiare in un mondo in cui terrorismo, incidenti e calamità naturali hanno reso gli spostamenti nuovamente lenti e pericolosi) fa pensare a molte delle tematiche del cyberpunk (addirittura Sterling nel 1989 scrisse un racconto che aveva come voce narrante un kamikaze islamico in viaggio per la Florida per assassinare un uomo politico con una letale polvere batteriologica).


In sette capitoli (le sette età dell'uomo) Sterling analizza il nostro futuro, a volte con una disarmante fiducia tutta americana nella tecnologia, a volte col lucido sguardo di chi sa che il progresso non è un lungo fiume tranquillo, ma un paralitico che avanza a balzi e scossoni con le sue stampelle. Le opere di questo tipo, di solito, non indovinano mai ciò che il futuro realmente sarà, questo è vero, ma sono ugualmente interessanti, perché ci danno un'idea precisa di come noi vorremmo che fosse questo futuro. Esattamente come i construttori di automobili degli anni '50 che mettevano le code alle loro vetture per farle sembrare simili ai razzi dei film di fantascienza.

Stick around for Bjork

Nonostante la loro breve parabola si sia esaurita poco più di un decennio fa, ben pochi conoscono o si degnano di menzionare i Sugarcubes quando si tira in causa l'insopportabile Bjork con le sue arie da signorina sotuttoio. Mi pareva giusto ricordarli almeno su questo blog, visto che sembra che la storia li abbia schiacciati sotto l'ingombrante peso di miss Guðmundsdottir.


P.S. Per quanto riguarda il quiz del post precedente, nessuno ha ancora risposto, ma c'è ancora tempo...

Stick around for Bjork

Nonostante la loro breve parabola si sia esaurita poco più di un decennio fa, ben pochi conoscono o si degnano di menzionare i Sugarcubes quando si tira in causa l'insopportabile Bjork con le sue arie da signorina sotuttoio. Mi pareva giusto ricordarli almeno su questo blog, visto che sembra che la storia li abbia schiacciati sotto l'ingombrante peso di miss Guðmundsdottir.


P.S. Per quanto riguarda il quiz del post precedente, nessuno ha ancora risposto, ma c'è ancora tempo...

Stick around for Bjork

Nonostante la loro breve parabola si sia esaurita poco più di un decennio fa, ben pochi conoscono o si degnano di menzionare i Sugarcubes quando si tira in causa l'insopportabile Bjork con le sue arie da signorina sotuttoio. Mi pareva giusto ricordarli almeno su questo blog, visto che sembra che la storia li abbia schiacciati sotto l'ingombrante peso di miss Guðmundsdottir.


P.S. Per quanto riguarda il quiz del post precedente, nessuno ha ancora risposto, ma c'è ancora tempo...

domenica 26 dicembre 2004

I wanna be your client


Trascorrete la serata in compagnia delle signorine Sarah Blackwood and Kate Holmes, in un'atmosfera esclusiva e ovattata. In un ambiguo gioco delle parti, il cliente diventerà la vittima, e la vittima chiederà di più, fino a che la soddisfazione non sarà garantita. Molto english, molto glamour, molto cool. Quiz of the day: chi sa dirmi in quale gruppo militava miss Blackwood prima di fondare le Client? (Niente motori di ricerca, a meno che non vi piaccia essere puniti molto, molto severamente...)

I wanna be your client


Trascorrete la serata in compagnia delle signorine Sarah Blackwood and Kate Holmes, in un'atmosfera esclusiva e ovattata. In un ambiguo gioco delle parti, il cliente diventerà la vittima, e la vittima chiederà di più, fino a che la soddisfazione non sarà garantita. Molto english, molto glamour, molto cool. Quiz of the day: chi sa dirmi in quale gruppo militava miss Blackwood prima di fondare le Client? (Niente motori di ricerca, a meno che non vi piaccia essere puniti molto, molto severamente...)

I wanna be your client


Trascorrete la serata in compagnia delle signorine Sarah Blackwood and Kate Holmes, in un'atmosfera esclusiva e ovattata. In un ambiguo gioco delle parti, il cliente diventerà la vittima, e la vittima chiederà di più, fino a che la soddisfazione non sarà garantita. Molto english, molto glamour, molto cool. Quiz of the day: chi sa dirmi in quale gruppo militava miss Blackwood prima di fondare le Client? (Niente motori di ricerca, a meno che non vi piaccia essere puniti molto, molto severamente...)