mercoledì 25 maggio 2005

Post autoreferenziale speculare riflettente

Hey belli, nel caso non ve ne foste accorti Mutewinter scrive anche qui:



Dategli un'occhiata, vah... (dicono che ci siano le migliori menti della blogsfera)

lunedì 23 maggio 2005

The ring of St. Anthony


A me le catene di S.Antonio mi fanno paura, che poi se le spezzi chissà cosa succede! In più da quando ho visto "The ring" mi sento responsabile anche verso quelli che me le passano. Metti che questa sia una di quelle catene tipo la cassettachesenonlafaivedereaqualcunaltroentrounasettimanamuori, poi magari mi tocca vivere per tutta la vita col senso di colpa... Ecco quindi my bloody list.


Volume totale dei file musicali:


ehm, non lo so davvero. E' che sono casinista, ho cartelle sparse in tutto l'hard disk con roba assurda, inoltre molti sono doppioni... Comunque dopo un (poco) accurato censimento direi sui 15 GB. Pochini, eh?


L'ultimo CD che ho comprato:


boh, non so, è stato tantissimo tempo fa, davvero. Credo In the middle of nowhere degli Orbital.


Canzone che sta suonando ora:


in realtà nessuna, però ne scelgo una così la metto anche sul blog. Unfinished Sympathy dei Massive, vah...


Cinque canzoni che ultimamente ascolto spesso, o che significano molto per me (ordine casuale):


1963 - New Order


Perché... chi deve saperlo lo sa.


Entropy - VNV Nation


Perché l'ultimo dei VNV è spaziale!!!


Last days of april - If you


Perché l'ho dedicata a una persona che non l'ha ancora ascoltata (forse).


Belfast - Orbital


Perché è il più bel pezzo strumentale mai composto in tutti i tempi in assoluto di tutta la galassia.


Chiedo alla polvere - Perturbazione


Perché... ultimamente l'ascolto spesso.


Cinque persone a cui passo il testimone:


Eh no, mi rifiuto di prestarmi a questo perverso gioco. Mi sacrificherò piuttosto affinché questa spaventosa infezione non si diffonda ulteriormente. E poi tutti quelli che conosco sono già stati nominati da altri...

domenica 22 maggio 2005

Seghe non soltanto mentali


Domanda oziosa della domenica pomeriggio, degna di un Marzullo o di una puntata de "L'Italia sul 2". Ma il sesso serve veramente a conoscere meglio una persona? O ci regala soltanto due ore di evasione dal tedio quotidiano (il che già non è poco...)? Cos'è che ci spinge a desiderare di conoscere fisicamente qualcuno che amiamo intellettualmente, ad approfondire nei sensi, nel gusto, nell'olfatto, nel tatto, ciò che si potrebbe benissimo concretizzare soltanto nella parola e nello sguardo? E sarà vero quello che diceva Aldous Huxley, che l'intellettuale è colui che ha scoperto qualcosa di più interessante del sesso? A volte mi sembra di sì, altre volte mi ricordo che siamo solo animali.


"You make me satisfied
You only want to ride
But that's alright by me
We happen to be free
For what tomorrow brings
No peace and broken wings
It may have been so good
But now it's understood
'Twas just a night"

venerdì 20 maggio 2005

Hugo Pratt, un periplo immaginario


Ci sono posti che non abbiamo mai visitato. Qualcuno li ha visitati per noi. Ci sono avventure che non vivremo mai. Qualcuno le vivrà per noi.


Una mostra che è di per se stessa un viaggio. Perché arrivare a Siena non è facile, annidata com'è in mezzo alle colline, nell'ombra di uno degli angoli più noti e inflazionati d'Italia. Perché l'esposizione stessa si definisce "periplo" e l'allestimento è simile a una proiezione di Mercatore con i continenti spiaccicati sulla carta geografica. Perché abituati ai disegni nitidi, in bianco e nero, di Corto Maltese e Anna della Giungla che ci portiamo dietro fin dall'infanzia, quasi ci perdiamo negli acquarelli chiarissimi che sfumano nei colori del mare e del cielo, del fogliame e della terra di questo Pratt a colori e inedito. Perchè Pratt era prima di tutto un viaggiatore.


Pratt come Conrad, come Saint Exupéry, come Hemingway, come quella stirpe di scrittori erranti, affascinati più dalla strada da percorrere che dalla meta da raggiungere. Autori un po' datati, che conciliavano il pensiero con l'azione, che confondevano la vita con l'arte. Quelli che riuscivano a vedere la luna piena anche chiusi in una stanza, quelli che scorgevano Brigadoon dove c'era solo una valle fangosa. Poco seri, sognatori, ormai estinti, di facile fascino, un po' scontato, mai appassito. Quelli che sono andati troppo in alto, troppo lontano, troppo presto.


Trecentocinquanta opere suddivise in sette sezioni geografiche, ognuna delle quali dedicata ad un luogo (Venezia, Mondo Celtico, Africa, America latina, Nord America, Pacifico e Asia) connesse tra loro attraverso installazioni video, a palazzo Squarcialupi, Santa Maria della Scala, Siena, dal 24 marzo al 28 agosto 2005.

giovedì 19 maggio 2005

Parole al vento

Non ho mai parlato di queste cose. Voglio dire, non sono mai riuscito a raccontare a qualcuno cosa intendo veramente quando scrivo, come nascono le mie storie, che importanza possono avere, almeno per la mia vita. Ho letto molti libri di scrittori che lo hanno fatto, che sono riusciti a parlare della loro “arte”. Ho passato giorni assorbito nelle loro riflessioni, e ho invidiato la loro capacità di parlare di cose come “segno”, “discorso indiretto”, “climax” e altre parole brillanti e difficili, che parevano contenere dentro di sé un mondo intero. Poi, nel tempo, mi sono allontanato anche da loro, ho smesso di cercare un significato. Ho scritto sempre meno, perché ero come un disegnatore che non è mai riuscito a superare i problemi più semplici di prospettiva. Ho mestiere sufficiente per riuscire a scrivere un comunicato stampa, o un’e-mail abbastanza appassionata (quando mi sforzo), ma non ho più la forza per ricominciare da capo a costruire con fatica un nuovo castello di parole. Del resto, quelli che ho costruito non sono interessati a nessuno, o a pochi, e restano lì, sbilenchi, a testimoniare la mia poca perizia, e anche un paio di illusioni, o tre.





Qualche tempo fa mi è venuto in mente questo haiku: “il tempo diventa un abisso/in cui io sprofondo”. Mi piace, perché è una frase molto semplice, ma non banale, e riesce a esprimere bene una concatenazione piuttosto profonda di pensieri, ma purtroppo non credo che nessun altro condividerà mai la mia opinione. Così sto ancora cercando un significato, qualcosa che mi dica cosa sia bello, e cosa no.





Penso che sostanzialmente la risposta sia semplice: qualcosa è bello se suscita in te un’emozione. Ma allora il mio cervello dev’essere completamente sballato, perché ci sono cose stupide che mi fanno piangere, e cose grandiose che mi lasciano indifferente. Forse è il problema di tutti i dilettanti, di tutti quelli che credono di fare qualcosa di bello, ma invece si rendono soltanto ridicoli. Un problema di prospettiva, per tornare al paragone col disegno. Ho letto tanti racconti di scrittori alle prime armi, o anche già affermati, e li ho trovati banali, o addirittura impresentabili. Eppure dovevano avere un valore per i loro creatori, no?





Però, come ho detto di tutte queste cose non sono mai riuscito a parlare con loro, o con alcun altro. Al massimo si dice: “bella la tua storia”, o : “cambierei questa cosa lì, metterei quella cosa là”, ma non si va mai oltre alla superficie.





Naturalmente (come ho detto) ci sono libri bellissimi che trattano l’argomento (però adesso me ne viene in mente solo uno, di Scott Mc Cloud, che si intitola “Understanding Comics”, e parla, appunto, di come si scrivono i fumetti), ma non mi è mai capitato di discutere con qualcuno sul “perché” scrive, e su “come” scrive. Ho discusso di tutto, con centinaia di persone, ho discusso delle mie idee politiche, di amore, di odio, di qualche sport che mi piace, di soldi, di giurisprudenza, di musica, ho discusso persino di cose come la morte (anche se non spesso), ma non ho mai discusso su questo. Strano, no?

mercoledì 18 maggio 2005

E' un treno che è in ritardo, ma tu sei già partito

Alle volte certe canzoni dicono più di mille parole, ma resisterò alla tentazione di postare semplicemente il testo.


Perciò, se avete i plug-in, le casse, le schede audio, i cazzi e i mazzi, la canzone potete ascoltarvela.


Altrimenti non capirete mai cosa pensavo questa sera.


E certo non sarà una grande perdita.


 

I soliti anarchici

Mi unisco al blog di Militante nel diffondere questo appello degli anarchici del Capolinea in seguito agli arresti effettuati a Lecce.


MANIFESTAZIONE A LECCE CONTRO TUTTI I LAGER
IN SOLIDARIETÀ CON GLI ANARCHICI ARRESTATI

Cinque compagni sono stati arrestati a Lecce, con l’accusa di aver dato vita ad una associazione «a fini di eversione dell’ordine democratico». L’ordine democratico che si è sentito in pericolo è quello che sequestra nei lager chiamati Centri di Permanenza Temporanea gli stranieri che arrivano in Italia spinti dalla disperazione anziché dal turismo. I compagni arrestati sono infatti conosciuti per le loro lotte condotte al di fuori di ogni ambito istituzionale, fra cui quella contro il famigerato Cpt Regina Pacis.
Oggi il pm Giorgio Lino Bruno vuole presentare il conto a chi si oppone radicalmente ai lager di Stato, alla guerra in Iraq, allo sfruttamento della Benetton, a chi si prende da sé lo spazio vitale, senza passare per vili deleghe ed umilianti genuflessioni.
I cinque anarchici sono stati arrestati perchè credono che gli sfruttati e gli oppressi non debbano compiangersi, bensì insorgere. Perché il migliore dei mondi possibili non è certo quello dove i ricchi rispettano la miseria dei poveri e i poveri rispettano l’opulenza dei ricchi, come vorrebbe far credere la canea mediatica.
Sono i governi di tutto il mondo — con le loro guerre da scatenare, le loro frontiere da proteggere, i loro passaporti da controllare, i loro profitti da incassare — a creare le condizioni dell’immigrazione clandestina, che giova e frutta denaro a chi come l’arcivescovo Ruppi o come Benetton ha costruito il proprio impero sullo sfruttamento della miseria.
Se il Regina Pacis è stato teatro di tante rivolte, è perché non tutti i reclusi al suo interno sono animali addomesticati e non tutti queli che sono all’esterno sono cittadini mansuefatti. Quando l'esistente diventa insopportabile, il buon senso dei rassegnati è solo un vuoto pretesto per rinunciare ad agire.
Di fronte alla sofferenza imposta dal dominio e dalla merce, non c’è migliore virtù della solidarietà, non c’è peggiore ipocrisia delle lacrime e dell’indifferenza in cui rimangono invischiati coloro che non osano tradurre il pensiero critico in atto ribelle, in complicità attiva.

Il terrore è l'arma dello Stato, ma arrestando cinque anarchici e indagandone altri non può mettere in scacco la voglia di riscatto degli oppressi...
La complicità è un'arma. La solidarietà è una forza.
LIBERTÀ PER CRISTIAN SALVATORE SAVERIO ANNALISA E MARINA
LIBERTÀ PER I MIGRANTI E PER TUTTI GLI OPPRESSI
FUOCO AI LAGER!

ANARCHICI DEL CAPOLINEA

SABATO 21 maggio concentramento ore 14 in via Adua (nei pressi di P.ta Napoli) e corteo cittadino

DOMENICA 22 assemblea ore 11 su:

- Carcere e repressione
- I Cpt e il mondo delle espulsioni
Ore 14 presidio sotto il carcere di Lecce

È sgradita la presenza di partiti, giornalisti e infami

(chi ha intenzione di pernottare deve possibilmente munirsi di sacco a pelo e, sempre possibilmente, evitare di portare cani)

lunedì 16 maggio 2005

Enter Sandman


A notte fonda, entrò come un ladro nella propria stessa casa. Il gatto si stiracchiò due volte, poi lo guardò impertinente. Non era un animale che abbassava lo sguardo, tantomeno di fronte al padrone. Come una concessione gli passò accanto strusciandosi contro la sua gamba e passò oltre, svanendo nel buio.


Rimase a lungo in sospeso, chiedendosi se fosse il caso di entrare. Dall'esterno era più facile guardare dentro. Il silenzio e la solitudine potevano apparire desolanti, oppure cullare in un senso di serenità. Sapeva che la parte più difficile era sempre partire. Una volta tagliati i vincoli, la libertà era assoluta.


Come un alunno prima dell'interrogazione, ripassò le cose che aveva visto e imparato, occhi verdi e profondi come piccole pozze di acqua cristallina, folle indifferenti, reliquie aliene. Ogni cosa che era entrata a far parte di lui e che presto avrebbe dimenticato per poterla tenere dentro.


"Hai riportato qualcosa?" chiese una voce acuta quasi all'unisono col suo pensiero.


Lui rise e varcò finalmente la soglia.


"Questo," disse lui, continuando a sorridere, un sorriso che non prometteva mai nulla di buono o di allegro.


Lanciò un oggetto sul pavimento a scacchi bianchi e neri. La cosa era traslucida, e un singolo raggio di luna illuminò il suo interno. Una nuvola di neve vorticante con al centro un monumento in miniatura ma perfetto in ogni più piccolo dettaglio.


"Come ti avevo promesso," aggiunse, quasi per un ripensamento.


Lei uscì dall'ombra, prese il globo di plastica con un movimento talmente rapido da risultare invisibile e svanì senza una parola seguendo la stessa strada del gatto.


"Sono tornato a casa," bisbigliò lui, sentendo i legami riannodarsi uno a uno.

De Bellum Gallicorum

Il professor Ornavassa entrò nell’ aula facendo acquietare all’ istante il brusìo degli studenti.
Guardò con estremo disgusto la prima fila di banchi, occupati da elementi di prim’ ordine in fatto di lecchinaggine, studio pernicioso e vita sociale ridotta all’ onanismo sulla sezione biancheria femminile del Postalmarket.
Spostò gli occhi sulle file centrali dove si trovavano normalissime persone che magari ce l’ avrebbero fatta magari no, nella vita, chi avrebbe potuto dirlo.
Agli ultimi banchi sedevano quelli con lo status del maledetto-questo mondo non mi merita-faccio casino e ne sono fiero: avrebbe pagato per averli nelle prime file e spiegar loro potendoli fissare nelle pupille che solo un decimo sarebbe riuscito nell’ intento di essere felice continuando ad essere fuori dagli schemi.


Il professor Ornavassa si sedette alla cattedra dopo aver preso dalla cartella in cuoio i registri, alcuni libri, i tre dadi e la rivoltella.
Lanciò sul ripiano i dadi con gesto consumato, controllò sul registro chi corrispondesse al numero uscito e prese la mira.
Diciotto.
Dolfaro.
Peccato, ultima fila: quel ragazzo avrebbe dato soddisfazioni, se fosse stato più fortunato.
Sparò.
Si dedicò alla pulizia della pistola mentre i compagni buttavano fuori dall’ aula il cadavere e spargevano segatura sul sangue colato a terra.
Aprì il libro e cominciò la lezione di latino.

venerdì 13 maggio 2005

Insonnia e ornitologia

Alle quattro di notte l'unica cosa che gli premesse era: prendere il porto d'armi, comperare un fucile, sparare a quei cazzo di uccellini che canticchiavano felici mel buio che stava per diventare noioso chiarore.
Alle quattro e quindici decise di aggiungere alla lista Luisella, sua moglie.
Bella donna, per carità, ma russava.


Mia moglie è una bella donna, in effetti, ma russa. E rompe le palle. Non so perché io l'abbia sposata. Noia, forse. Tutti che mi dicevano di sposarmi. Lei che mi guardava con gli occhi sberluccicanti. E intanto neanche un pompino. Mi dicevo: dopo il matrimonio. Invece niente.


Alle quattro e trentacinque alla lista fu aggiunta la Telecom, l'inventore dell'adsl, il costruttore del modem e i piccoli bimbi che assemblano i computer in qualche sperduta bidonville pakistana.
Non necessariamente in questo ordine.


Non riesco a prendere la linea. Non chiedo molto. Solo connettermi.


Alle cinque tornò a letto sconfitto ad ascoltare uccellini, Luisella che imitava una locomotiva, siti porno con chissà quali meraviglie non potute vedere e si abbandonò a fantasie erotiche estremamente forti. Il sonno gli confuse la mente e chiuse gli occhi su un pettirosso che gli punzecchiava delizioso il testicolo destro.

giovedì 12 maggio 2005

Meet Stelarc


Stelarc è un signore piuttosto basso, calvo, compassato e dall’aria molto british.


Dai modi pacati e ironici, Stelarc è molto loquace e parla sempre con voce calma ma vivace, esplodendo frequentemente in una profonda, inaspettata, contagiosa risata satanica.


Stelarc è anche uno dei più significativi body-artist viventi.


Stelarc ha messo il corpo al centro della sua arte, osservandone l’obsolescenza al confronto con le richieste dell’evoluzione tecnologica (che, come ogni creazione occidentale, è a sua volta un’opera dell’intelletto prima che del corpo o dello spirito) e mettendone in mostra il superamento.


Stelarc ha sempre messo il corpo al centro della propria arte, il proprio (un simpatico aneddoto: la performance “Exoskeleton: event for extended body and walking machine” è ricordata anche per essere stata la prima nella quale si sia esibito con dei vestiti addosso), e non ha mai esitato a sperimentare su di sé, né ad assumersi personalmente i rischi legati alle proprie performances.


Forse per questo Stelarc ha l’aria così calma.


Per le proprie opere Stelarc ha, nel corso della sua ormai decennale carriera, utilizzato le tecnologie più evolute a sua disposizione, dalla cibernetica all’intelligenza artificiale alle biotecnologie (il suo ultimo progetto è l’applicazione sul suo volto di un terzo orecchio, che al momento viene ancora coltivato in ambiente sterile). Ma Stelarc non è un ingegnere né un biologo, Stelarc è prima di tutto un artista e quello che cerca mettendosi al centro di un’evoluzione corporea impazzita è la sensazione, la sensazione di essere un corpo obsoleto.


Il 15 Aprile 2005 Stelarc ha portato al centro sociale Bulk di Milano una conferenza retrospettiva sulla propria carriera, ma forse di questo preferisco non parlare, dovrei infatti dire che la conferenza è iniziata con tre ore di ritardo sul programma. Dovrei descrivere i cani lasciati liberi di scorrazzare sul palco e che ad ogni applauso ululavano fino a coprire le voci degli uomini. Dovrei ricordare il disappunto di Stelarc di fronte ai tecnici audio-video ignominiosamente fatti. E che in quell’occasione, solo in quell’occasione non avrei voluto essere nei suoi panni.


© giochibizzarri.splinder.com

lunedì 9 maggio 2005

Il blog dei blog

Cosa è B.O.B:


[Scritto come prima spiegazione di Blob of the Blogs un paio d’annetti fa. Vale ancora…]


Sarebbe che prima o poi qualcuno ci avrebbe pensato ad un blob di blog ossia a prendere, decontestualizzando temporaneamente, i pensieri degli ormai numerosi bloggatori italiani -e pure internescional, uainot? e incatenarli in un bloggone ricostruito secondo logiche allegre, cattive, insensate, random (usiamolo ’sto maledetto cut-up, usiamolo!!)


e allora decostruire, risemanticizzare (si dirà così..?) e ricostruire: anni di Blob -quello originale di Enrico Ghezzi e Marco Giusti, una delle pochissime cose che ancora guardo, Internet permettendo, non potevano che portare a questo, non potevano che indurmi a riutilizzare vampirescamente i tanti weblogs che leggo quotidianamente e al cui confronto i format delle reti televisive nazionali e locali sono merda in tasca.


davvero, son meglio della tele ’sti blog che leggo e che frammento arbitrariamente, fino ad oggi solo mentalmente, tutti i giorni, sono schegge di vite vere o che dovrebbero/vorrebbero esser vere, sono metalibri più dei libri, come diceva quella carogna di Nietzsche, imponendoselo come voto da rispettare:


“Non voglio più leggere nessun autore di cui si nota che voleva fare un libro: ma solo quelli i cui pensieri sono diventati casualmente un libro”


[continua su Blob of the Blogs]

domenica 8 maggio 2005

La vita agra

Bianciardi viene licenziato dalla Feltrinelli perché non sa muoversi freneticamente come gli altri, strascica i piedi e si guarda intorno anche quando non è indispensabile. Si guadagna da vivere lavorando come collaboratore esterno, traduce venti cartelle al giorno, da Miller a "Mille idee per incrementare le vendite", anche di domenica, Natale e Pasqua (lo chiamerà “il mio diuturno battonaggio” e anche “un lavoro di sterro e di ribaltatura”) ma manda quasi tutto quello che guadagna a Grosseto, alla moglie e ai figli.


Bianciardi conosce un'altra donna, con lei va a Roma, poi in Liguria, ha un altro figlio, come un'anima in pena non sa dove fermarsi. Pubblica i suoi primi romanzi. Poi, inaspettato, arriva pure il successo con "La vita agra", persino un film con la star Ugo Tognazzi. Ma non sa cosa farsene neppure del successo. Beve troppo, si fa cacciare dalla sezione del Partito Comunista, iniziano i ricoveri in ospedale.


Il fegato di Bianciardi è come una grossa spugna che non ne può più di assorbire veleno. Il veleno della grande città, il veleno degli amori che vanno a male, il veleno delle ingiustizie sociali, il veleno di non sapere mai chi sei e cosa vuoi. Gli propongono di lavorare al Corriere della Sera e invece lui preferisce scrivere per Playmen, Le Ore, Kent, Executive. E, pietra dello scandalo per la quale sarà malvisto da tutto il giornalismo italiano, insieme a un altro scrittore e giornalista, che si chiama Gianni Brera, comincia a scrivere sul "Guerin Sportivo".


Ma Bianciardi ormai ha troppo veleno in corpo, sta più in ospedale che fuori, è sempre ubriaco, lo vedono a volte davanti alla sede locale del PC che lancia insulti contro qualcosa che non sa nemmeno lui. Forse, a corroderlo più di tutto, è il senso di colpa per la famiglia abbandonata a Grosseto, forse è soltato l'alcool del Giamaica, ma alla fine anche la nuova compagna se ne va.


Bianciardi rimane solo, come forse aveva sempre desiderato. Bianciardi muore, sta morendo, è morto. E' il 14 dicembre del 1971. Luciano Bianciardi aveva 48 anni.

sabato 7 maggio 2005

La vita agra

Bianciardi pensa che Grosseto sia come il Kansas, con le praterie alla periferia della città, studia l'inglese e la filosofia, ma ha le mani grosse e le spalle curve come tutti i contadini della sua terra.


Bianciardi va in giro col bibliobus, un furgoncino scassato fornito dal Comune, e fa i prestiti "a occhio" per non dover compilare schede, perché lui si ricorda di tutti quelli a cui aveva lasciato un libro. Quando l'amministrazione della biblioteca Cheliana si lamenta per tutti i volumi non restituiti, lui risponde che è meglio un libro rubato, piuttosto che un libro non letto.


Bianciardi fa il "lavoro intellettuale", ma conosce il lavoro manuale, vive in mezzo ai minatori. Poi la miniera salta per aria, muoiono 43 persone, 43 amici, lui non sa cosa fare. Scrive, si arrabbia, ma gli dicono di non rompere troppo le scatole. E' allora che gli viene quell'idea balzana, da anarchico, di andare a Milano e riempire con il gas della miniera il Pirellone, per compiere la sua vendetta contro la Montecatini.


Bianciardi alla fine a Milano ci va davvero, ma Milano se li mangia quelli come lui, i contadini rifatti, i sognatori, gli anarchici. Conosce i veri intellettuali, e non ci va tanto d'accordo. Affibbia nomignoli a Feltrinelli, il Giaguaro, Timberjack. Mangia nelle latterie, al bar Giamaica, divide la stanza con fotografi spiantati e giocatori baschi. Una sera che sono tutti intorno a un tavolo delle riunioni, verso le sei del pomeriggio arriva il Giaguaro fresco di doccia, appoggia il suo bellissimo cappotto di cammello di fianco a quello del Bianciardi, voltato e rivoltato tre-quattrocento volte, e comincia a parlare di giustizia sociale e lotta di classe, per due ore. Lui non ne può più, alla fine si alza - gelo, perché non ci si poteva alzare quando parlava il padrone - guarda quel suo cappotto liso, batte la mano sul tavolo, prende il cappotto del Feltrinelli, se lo infila, si pavoneggia un attimo, si volta, poi alza il pugno e dice: viva la lotta di classe, ed esce. Ci va avanti per un paio d'anni, con quel cappotto bellissimo.


[continua]

venerdì 6 maggio 2005

Agosto

Ci fu quell’estate che rimasi da solo in città. Se n’erano andati tutti, al mare a Riccione, o in Spagna. Fino a metà agosto fece molto caldo, e io me ne stavo chiuso in casa, con le persiane abbassate, un paio di bermuda color kaki, una confezione da sei di Heineken e due o tre libri che non riuscivo a finire di leggere. Non si trovava neppure da fumare, per cui dovetti rinunciare anche alle canne.


Poi, quando Ferragosto fu passato, l’aria si rinfrescò, la gente tornò a farsi vedere in giro, andai persino a sentire un paio di concerti (Diaframma e Neon, credo). Ero sempre solo, ma la cosa iniziava a starmi bene, mi ci ero abituato perfettamente. Me ne stavo a mollo nel mio limbo alcoolico, ravvivato a tratti dalle poche, colorate pillole che mi riusciva di rimediare nel deserto estivo.


Un giorno, però, incontrai Anna, con cui avevo avuto una storia a scuola l’anno prima. Uscimmo una sera, lei mi tirò una pompa in un vicolo e poi ci facemmo. Era molto che non mi facevo più di eroina, e stetti male. Lei si spaventò e scappò, lasciandomi lì, in quel vicolo pieno di merda, con la faccia in una pozza di vomito. Quando mi svegliai, ricordai che Anna mi aveva detto di essere stata anche lei tutta l’estate in città, senza andare da nessuna parte. All’improvviso mi sembrò strano che non ci fossimo incontrati prima.

giovedì 5 maggio 2005

Peace, love and understanding



Elvis vi ama.



Elvis vuole che voi siate felici e non litighiate.


Elvis è cattivo, ma ha il cuore tenero, e se lo fate arrabbiare poi piange.


Fate i bravi bambini, che se fate i bravi poi Elvis vi canta una canzone e vi dà un bacio in fronte.


martedì 3 maggio 2005

Vagonate di cazzi miei. Ovvero: blue jeans comme des madeleines.

Questa sera, infilando un paio di jeans che dovevano essere rimasti per un bel po' di tempo nell'armadio, mi sono accorto che non solo mi stanno magnificamente nonostante la taglia 46 (loro) e i 4 chiletti accumulati negli ultimi anni (miei), ma che nella tasca posteriore destra aleggiava ancora il biglietto dello spettacolo della Fura al Colosseo. Data 13-10-02. E mi son rimembrato che a quello spettacolo ci sono andato con G., seduta al mio fianco mentre gli spagnoli mettevano in scena finte fellatio, orge, stupri e tutto il repertorio SMBD.


Era da tanto tempo che non ricordavo quella serata, la strana sensazione di avere accanto lei, così perfetta e pura, una donna dello stil novo per me che non avrei osato sfiorarla neppure con un dito, mentre sul palco si consumavano simili oscenità (nulla di cui ci siamo scandalizzati, ovvio, roba buona giusta à épater les bourgeois, ma il contrasto rimane). Adesso G. sta da qualche parte nel nord di questo emisfero, manco so se a Torino ci torna più. Il biglietto, almeno, l'ho ritrovato. E se questo non è feticismo degli oggetti...


E ora tutti in coro: E A NOI CHE CAZZO CE NE FREGA?

venerdì 29 aprile 2005

Ma dove vanno a finire i miei giorni?

E poi quellilà dicono che è facile cadere nel tranello della nostalgia ma è difficile quando arriva all'improvviso il caldo e sei a Torino e ti vengono in mente certe canzoni non caderci e non pensare che gli anni passano e le mamme imbiancano e si andava allo Studio 2 fino a maggio poi la stagione finiva e tutti partivano con i primi amori e le prime ragazze che avevi baciato e si restava soli in città a mangiare le angurie ai baracchini che poi era anche bello ma la primavera è un'altra cosa la gente stava ancora tutta qua ma con la testa era già in vacanza ed era come essere al mare senza il mare andandosene in giro alla Pellerina o al massimo al Parco Ruffini o alla Tesoriera a leggere Eco ascoltando gli Everything che erano così primaverili prima di fare le robe da discoteca e io ero innamorato di Tracey Thorn, ero innamorato di Elisabeth Fraser, ero innamorato di Lisa Gerrard e tanto amore non poteva stare in un corpo così piccolo senza scoppiare.


La nostra casa era nel mezzo della strada.

Prestito delle biblioteche: a che punto siamo

::: Il punto ::: marzo

:: Italia: Versante giuridico-legislativo ::

La posizione del Governo.[24 febbraio 2005]
Resoconto sommario tratto dal sito del
Senato in merito alla risposta del governo alle interrogazioni parlamentari dei senatori Acciarini, Franco, Maconi, Tessitore, Zavoli del marzo e maggio 2004 [maggiori notizie e resoconto stenografico nella sezione documentazione]

PESCANTE, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. [dice]
La procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea anche nei confronti di altri Stati è motivata dalla violazione delle disposizioni comunitarie in materia di proprietà intellettuale e di diritti d'autore da parte delle norme che regolano il prestito delle biblioteche pubbliche. Il Ministero per i beni e le attività culturali, valutando l'importanza della circolazione del libro ai fini della promozione della cultura (anche in considerazione dei modesti livelli di diffusione della lettura in Italia), ha elaborato una proposta di adeguamento della normativa interna senza incidere sugli utenti del servizio del prestito: l'istituzione di un Fondo del prestito pubblico, anche con il coinvolgimento di risorse proprie delle Regioni, dovrebbe evitare l'ulteriore esito della procedura di infrazione.

MACONI (DS-U). [risponde]
E' positivo che il Governo condivida le preoccupazioni espresse nelle interrogazioni circa il ruolo essenziale che le biblioteche pubbliche svolgono per la diffusione della cultura specie tra le classi meno abbienti, oltre che ai fini della conservazione del patrimonio librario; è anche condivisibile che il costo del recepimento della direttiva europea non ricada sull'utente, perché ciò determinerebbe un disincentivo alla lettura senza particolari benefici per le finanze pubbliche. Tuttavia, l'istituzione del Fondo comporterà una decurtazione del già modesto finanziamento delle biblioteche pubbliche e quindi ne danneggerà il funzionamento. Infine, la risposta non ha recepito la sollecitazione a contrastare la procedura di infrazione in virtù dell'erroneo presupposto della lesione del diritto d'autore, in quanto, al contrario, il prestito delle biblioteche contribuisce alla diffusione della lettura.

:: L'Europa ::
Prosegue la procedura di infrazione e chiama l'Italia e il Lussemburgo a rispondere davanti alla corte di giustizia europea per non aver pienamente recepito il "diritto di prestito pubblico"
[il testo di tale fase del procedimento di infrazione - 21 marzo 2005 - sul sito
EUROPA]

:: Amministrazioni locali : Provincia di Milano ::
La Provincia di Milano ha organizzato una giornata di riflessione e studio in contemporanea con le II Jornadas contra el préstamo de pago di Madrid. Coordinati dall'assessore alla cultura della Provincia di Milano, Daniela Benelli, politici, amministratori, ricercatori, bibliotecari, poeti, librai, gionalisti e cittadini hanno fatto il punto della situazione ed espresso l'intenzione di continuare a ribadire le ragioni del prestito gratuito.
[per leggere programma, notizie e relazioni]
[la manifestazione di Madrid]

:: B.E.L.L.A. catena : Dario Fo ::
Il premio Nobel italiano interviene per la Campagna a favore del prestito gratuito in un video in cui spiega perché la biblioteca a pagamento rappresenta un'idea incivile.
[per vedere l'intervento video e leggere il testo]

:: Per le biblioteche : in preparazione del 23 aprile ::
Ad un anno di distanza dalla Giornata Mondiale Unesco del libro e del diritto d'autore le nostre proposte:



  • chiusura della raccolta di firme sul Manifesto in difesa del prestito gratuito



  • partecipa con un evento alla celebrazione della giornata e a segnalacelo sul form

  • giovedì 28 aprile 2005

    Qualcuno era comunista

    Ero qui che mi scervellavo su cosa scrivere, e qualcuno è passato ad augurarmi la buona notte. Così, io che sono una puttana dal cuore d'oro, ho deciso di risolvere l'impasse creativa dedicandogli questo post.


    E poi questa canzone mi commuove, e mi commuove anche Gaber, l'unico che ha sposato una comunista, e si è ritrovato in casa Hilsse la tigre di Berluskaiser. Al di là delle ideologie politiche, certe cose ti fanno venire una lacrimuccia e la voglia di alzare il pugno.


    Ascoltatela tutta fino alla fine, se avete tempo. Buona notte a voi.

    Qualcuno era comunista

    Ero qui che mi scervellavo su cosa scrivere, e qualcuno è passato ad augurarmi la buona notte. Così, io che sono una puttana dal cuore d'oro, ho deciso di risolvere l'impasse creativa dedicandogli questo post.


    E poi questa canzone mi commuove, e mi commuove anche Gaber, l'unico che ha sposato una comunista, e si è ritrovato in casa Hilsse la tigre di Berluskaiser. Al di là delle ideologie politiche, certe cose ti fanno venire una lacrimuccia e la voglia di alzare il pugno.


    Ascoltatela tutta fino alla fine, se avete tempo. Buona notte a voi.

    martedì 26 aprile 2005

    Today the blogsphere, tomorrow the world

    Adesso ho il banner. Adesso ho gli switch menu. Adesso ho la favicon (che non riesco neppure a vedere perché explorer non la visualizza, ma vuoi mettere?). Adesso ho la frasetta figa nel bottone della barra delle applicazioni. E presto ci sarà dell'altro, molto altro.


    Ormai nessuno mi può fermare: oggi la blogosfera, domani... il mondo.


    Today the blogsphere, tomorrow the world

    Adesso ho il banner. Adesso ho gli switch menu. Adesso ho la favicon (che non riesco neppure a vedere perché explorer non la visualizza, ma vuoi mettere?). Adesso ho la frasetta figa nel bottone della barra delle applicazioni. E presto ci sarà dell'altro, molto altro.


    Ormai nessuno mi può fermare: oggi la blogosfera, domani... il mondo.


    domenica 24 aprile 2005

    Il quarto segreto di Fatima

    Essendo un po' in crisi di ispirazione, mi sono uniformato allo spirito dei tempi e ho pregato il buon Dio per avere uno spunto per un nuovo post.


    Purtroppo, come si sa, bisognerebbe scherzare con i fanti, ma lasciare stare i santi, perché mi è stato rivelato molto di più di quello che avrei voluto sapere. Infatti, questa notte in sogno ho scoperto che i segreti di Fatima sono in realtà quattro, e che l'ultimo (ancora sconosciuto) è il più clamoroso, ma anche, udite e gioite, il più lieto di tutti.


    Sappiate infatti (e lo rivelo subito, così, senza pudor) che nel 3005 sarà eletto papa un robot, tal cardinale Mazinga Z, che assumerà il nome di Benedetto CCCLLXXI (numeri romani scritti assolutamente a caso). Il suo cervello avrà una potenza di calcolo di tre miliardi di terabyte (qualsiasi cosa ciò voglia dire) e inoltre potrà lanciare un doppio fulmine, un raggio gamma e un grande boomerang. Quello che mi ha lasciato più perplesso è il nome della sua arma finale: spada diabolica, ma si sa che le vie del Signore sono infinite.


    Comunque, egli grazie all'enorme potenza di calcolo del suo cervello positronico riuscirà a elaborare raffinate dottrine teologiche che dirimeranno tutte le differenze tra le varie religioni della Terra, riunendole sotto la sua guida illuminata. Inoltre sconfiggerà la fame nel mondo, riporterà la pace a suon di raggi gamma e procurerà un miliardo di nuovi posti di lavoro. Infine, last but surely not least, debellerà una tremenda invasione aliena assicurando all'umanità un millenio di pace e prosperità.


    (Nella foto, monsignor Mazinga con la tipica tiara cardinalizia intento a lanciare una Benedizione Urbi et Orbi)

    Il quarto segreto di Fatima

    Essendo un po' in crisi di ispirazione, mi sono uniformato allo spirito dei tempi e ho pregato il buon Dio per avere uno spunto per un nuovo post.


    Purtroppo, come si sa, bisognerebbe scherzare con i fanti, ma lasciare stare i santi, perché mi è stato rivelato molto di più di quello che avrei voluto sapere. Infatti, questa notte in sogno ho scoperto che i segreti di Fatima sono in realtà quattro, e che l'ultimo (ancora sconosciuto) è il più clamoroso, ma anche, udite e gioite, il più lieto di tutti.


    Sappiate infatti (e lo rivelo subito, così, senza pudor) che nel 3005 sarà eletto papa un robot, tal cardinale Mazinga Z, che assumerà il nome di Benedetto CCCLLXXI (numeri romani scritti assolutamente a caso). Il suo cervello avrà una potenza di calcolo di tre miliardi di terabyte (qualsiasi cosa ciò voglia dire) e inoltre potrà lanciare un doppio fulmine, un raggio gamma e un grande boomerang. Quello che mi ha lasciato più perplesso è il nome della sua arma finale: spada diabolica, ma si sa che le vie del Signore sono infinite.


    Comunque, egli grazie all'enorme potenza di calcolo del suo cervello positronico riuscirà a elaborare raffinate dottrine teologiche che dirimeranno tutte le differenze tra le varie religioni della Terra, riunendole sotto la sua guida illuminata. Inoltre sconfiggerà la fame nel mondo, riporterà la pace a suon di raggi gamma e procurerà un miliardo di nuovi posti di lavoro. Infine, last but surely not least, debellerà una tremenda invasione aliena assicurando all'umanità un millenio di pace e prosperità.


    (Nella foto, monsignor Mazinga con la tipica tiara cardinalizia intento a lanciare una Benedizione Urbi et Orbi)

    giovedì 21 aprile 2005

    Stiamo lavorando per voi

    Informiamo la gentile clientela che questo blog è in fase di ristrutturazione. Anche il padrone di questo blog è in fase di ristrutturazione. Al termine delle rispettive ristrutturazioni è probabile che il blog sarà bellissimo, e il padrone morto.


    Nel frattempo vi proponiamo una selezione musicale gentilmente richiesta dal signor Shesaidestroy.


    Ci scusiamo per i disagi e speriamo di potervi riavere presto tra i nostri graditi ospiti.


    Distinti saluti,


                                                       La direzione

    Stiamo lavorando per voi

    Informiamo la gentile clientela che questo blog è in fase di ristrutturazione. Anche il padrone di questo blog è in fase di ristrutturazione. Al termine delle rispettive ristrutturazioni è probabile che il blog sarà bellissimo, e il padrone morto.


    Nel frattempo vi proponiamo una selezione musicale gentilmente richiesta dal signor Shesaidestroy.


    Ci scusiamo per i disagi e speriamo di potervi riavere presto tra i nostri graditi ospiti.


    Distinti saluti,


                                                       La direzione

    lunedì 18 aprile 2005

    Neve


    Ho la neve e il sole negli occhi abbasso gli occhialoni ma è lo stesso mi fa bene e anche la neve che mi entra in bocca la bevo. Marco tenta uno spin e finisce a gambe all’aria poi salto anch’io e finisco a gambe all’aria nella neve fresca. Più tardi ce ne stiamo col culo sulla neve fredda guardiamo gli altri passare commentiamo lo stile di quelli che passano. Penso che non voglio più tornare indietro ho in testa quella canzone dei Dinosaur Jr. che sentivo sullo stereo della macchina mentre mi mettevo gli scarponi e poi sono sceso e l’ho spento. Succede sempre così con la canzone che stai ascoltando quando spegni la radio poi è quella che ti rimane in testa. Quando torno giù penso la rimetto da capo così me l’ascolto bene e poi smetto di canticchiarla. Questa mattina ho caricato la mia tavola sull’auto ho pensato che c’era bel tempo ho pensato che non volevo più tornare indietro. Adesso mi butto giù dal muro più ripido front side back side front side back side provo un holly su una cunetta finisco a gambe all’aria mi faccio male al culo mi rialzo incazzato ci riprovo. Guardo quelli sulla seggiovia mi chiedo se mi stanno guardando penso cosa pensano di me un giorno farò salti alti tre metri allora sì tutti si gireranno a guardare. Sulla seggiovia tentiamo di stabilire se abbiamo partecipato al periodo d’oro di qualcosa io dico che giocavo a Magic quando in Italia non sapevano neanche cos’era e ho fatto le occupazioni ai tempi di Piloto Io. Mi sento un fallito ma questo non lo dico. Dico che vorrei restare per sempre lì costruirmi una capanna o qualcosa del genere o magari andarmene in Canada là c’è neve tutto l’anno. Poi facciamo una pista nuova è quasi ora di andare via io non voglio tornare indietro sono incazzato così provo di nuovo gli holly  ma non conosco la pista però non va così male vengo giù sparato vorrei morire giuro vorrei morire spiaccicarmi contro un albero giuro così vorrei morire ma poi è il solito riprendersi la tavola in spalla venire giù parlare ancora un po’ di quella maria che vorrei comprare Marco che mi dice i prezzi non sono più tanto convinto di volerla comprare non per il prezzo ma perché non so cosa farmene magari la regalo a qualcuno. Poi gli do uno strappo fino a casa domani lui deve studiare io torno su da solo ci rivediamo sabato se riesco sento anche Paolino così andiamo a Crevacol e ci fa vedere un paio di tricks. Quando sono solo riavvolgo la cassetta mi riascolto la canzone dei Dinosaur Jr. così adesso posso smettere di canticchiarla non volevo tornare indietro giuro non volevo.

    Neve


    Ho la neve e il sole negli occhi abbasso gli occhialoni ma è lo stesso mi fa bene e anche la neve che mi entra in bocca la bevo. Marco tenta uno spin e finisce a gambe all’aria poi salto anch’io e finisco a gambe all’aria nella neve fresca. Più tardi ce ne stiamo col culo sulla neve fredda guardiamo gli altri passare commentiamo lo stile di quelli che passano. Penso che non voglio più tornare indietro ho in testa quella canzone dei Dinosaur Jr. che sentivo sullo stereo della macchina mentre mi mettevo gli scarponi e poi sono sceso e l’ho spento. Succede sempre così con la canzone che stai ascoltando quando spegni la radio poi è quella che ti rimane in testa. Quando torno giù penso la rimetto da capo così me l’ascolto bene e poi smetto di canticchiarla. Questa mattina ho caricato la mia tavola sull’auto ho pensato che c’era bel tempo ho pensato che non volevo più tornare indietro. Adesso mi butto giù dal muro più ripido front side back side front side back side provo un holly su una cunetta finisco a gambe all’aria mi faccio male al culo mi rialzo incazzato ci riprovo. Guardo quelli sulla seggiovia mi chiedo se mi stanno guardando penso cosa pensano di me un giorno farò salti alti tre metri allora sì tutti si gireranno a guardare. Sulla seggiovia tentiamo di stabilire se abbiamo partecipato al periodo d’oro di qualcosa io dico che giocavo a Magic quando in Italia non sapevano neanche cos’era e ho fatto le occupazioni ai tempi di Piloto Io. Mi sento un fallito ma questo non lo dico. Dico che vorrei restare per sempre lì costruirmi una capanna o qualcosa del genere o magari andarmene in Canada là c’è neve tutto l’anno. Poi facciamo una pista nuova è quasi ora di andare via io non voglio tornare indietro sono incazzato così provo di nuovo gli holly  ma non conosco la pista però non va così male vengo giù sparato vorrei morire giuro vorrei morire spiaccicarmi contro un albero giuro così vorrei morire ma poi è il solito riprendersi la tavola in spalla venire giù parlare ancora un po’ di quella maria che vorrei comprare Marco che mi dice i prezzi non sono più tanto convinto di volerla comprare non per il prezzo ma perché non so cosa farmene magari la regalo a qualcuno. Poi gli do uno strappo fino a casa domani lui deve studiare io torno su da solo ci rivediamo sabato se riesco sento anche Paolino così andiamo a Crevacol e ci fa vedere un paio di tricks. Quando sono solo riavvolgo la cassetta mi riascolto la canzone dei Dinosaur Jr. così adesso posso smettere di canticchiarla non volevo tornare indietro giuro non volevo.

    domenica 17 aprile 2005

    Letters to fictious persons

    Cara Lisa,


              scusa se è tanto tempo che non mi faccio vivo. Avevo perso le tue tracce, a essere sincero, ma quando ti ho rivista, questo pomeriggio, ho avuto un tuffo al cuore. Sei ancora più bella di una volta, più bella di quindici anni fa. Qualcuno mi prendeva in giro, a quei tempi, dicevano che la tua era musica commerciale, ma io sapevo che tu eri una vera lady, più english dell'union jack e di Mary Quant e che la tua voce era uno strumento meraviglioso.


    Del resto, sei stata l'unica degna di cantare con il grande Barry, altro che 'ste sciacquette che girano al giorno d'oggi e dicono di cantare "r'n'b". Ma che è sto "r'n'b"? La tua è l'unica vera musica soul, cantata con l'anima ma anche con lo stile di una vera signora.


    Scusa lo sfogo, non c'entra molto, l'importante è averti ritrovata. Spero che adesso ci rivedremo spesso, e se per caso passo da Londra, giuro che questa volta ti faccio uno squillo ;-)


    Caldamente tuo,


                                               Invernomuto

    Letters to fictious persons

    Cara Lisa,


              scusa se è tanto tempo che non mi faccio vivo. Avevo perso le tue tracce, a essere sincero, ma quando ti ho rivista, questo pomeriggio, ho avuto un tuffo al cuore. Sei ancora più bella di una volta, più bella di quindici anni fa. Qualcuno mi prendeva in giro, a quei tempi, dicevano che la tua era musica commerciale, ma io sapevo che tu eri una vera lady, più english dell'union jack e di Mary Quant e che la tua voce era uno strumento meraviglioso.


    Del resto, sei stata l'unica degna di cantare con il grande Barry, altro che 'ste sciacquette che girano al giorno d'oggi e dicono di cantare "r'n'b". Ma che è sto "r'n'b"? La tua è l'unica vera musica soul, cantata con l'anima ma anche con lo stile di una vera signora.


    Scusa lo sfogo, non c'entra molto, l'importante è averti ritrovata. Spero che adesso ci rivedremo spesso, e se per caso passo da Londra, giuro che questa volta ti faccio uno squillo ;-)


    Caldamente tuo,


                                               Invernomuto

    sabato 16 aprile 2005

    Una serie di sfortunate circostanze

    I lettori di questo diario telematico sanno che di solito non parlo dei fatti miei in questa sede, ma in quest'ultima settimana sono stato colpito da una serie di eventi che definire fastidiosi sarebbe puro understatement. Non infierirò raccontandovi i particolari di simili vicissitudini, ma vi basti sapere che da domenica scorsa a oggi ho ricevuto la notizia che la principale fonte dei miei introiti si esaurirà nel giro di brevissimo tempo, ho perso una coincidenza ferroviaria impiegando 21 ore per fare 450 km e mi sono chiuso fuori di casa riuscendo poi a chiamare il fabbro più imbecille della città, che dopo aver aggravato il danno ha avuto pure il coraggio di chiedermi 60 euro per il bel lavoro. Alla fine sono entrato dal balcone della vicina, anziana fumatrice che ascolta la tv a tutto volume fino a ore folli e a cui ora mi toccherà anche essere riconoscente, spaccando un vetro col martello.


    Ah, come se non bastasse sto riscrivendo questo post, perché Splinder ne ha misteriosamente cancellato la prima stesura.


    A questo punto mi sento vagamente distrutto, per usare un eufemismo. Del tipo che se fossi portato per questo genere di cose mi darei all'eroina pur di sfuggire alla realtà. Ma io reagisco subito e mi rimbocco le maniche... Perciò mi rivolgo a tutti voi e dico:


    Sono disocupato, devo dare da mangiare a familia. Prego avere due euro? Grazie...

    Una serie di sfortunate circostanze

    I lettori di questo diario telematico sanno che di solito non parlo dei fatti miei in questa sede, ma in quest'ultima settimana sono stato colpito da una serie di eventi che definire fastidiosi sarebbe puro understatement. Non infierirò raccontandovi i particolari di simili vicissitudini, ma vi basti sapere che da domenica scorsa a oggi ho ricevuto la notizia che la principale fonte dei miei introiti si esaurirà nel giro di brevissimo tempo, ho perso una coincidenza ferroviaria impiegando 21 ore per fare 450 km e mi sono chiuso fuori di casa riuscendo poi a chiamare il fabbro più imbecille della città, che dopo aver aggravato il danno ha avuto pure il coraggio di chiedermi 60 euro per il bel lavoro. Alla fine sono entrato dal balcone della vicina, anziana fumatrice che ascolta la tv a tutto volume fino a ore folli e a cui ora mi toccherà anche essere riconoscente, spaccando un vetro col martello.


    Ah, come se non bastasse sto riscrivendo questo post, perché Splinder ne ha misteriosamente cancellato la prima stesura.


    A questo punto mi sento vagamente distrutto, per usare un eufemismo. Del tipo che se fossi portato per questo genere di cose mi darei all'eroina pur di sfuggire alla realtà. Ma io reagisco subito e mi rimbocco le maniche... Perciò mi rivolgo a tutti voi e dico:


    Sono disocupato, devo dare da mangiare a familia. Prego avere due euro? Grazie...

    giovedì 14 aprile 2005

    Casa

    E’ una notte di pioggia. Le strade sono lucide e mandano riflessi sotto alle luci arancioni. Provo a immaginare che tu sia là fuori, da qualche parte. Magari stai guardando anche tu il buio da qualche posto caldo, come faccio io. Magari sei per la strada, e i tuoi capelli sono bagnati e colano acqua sui vestiti. Sono sicuro che hanno lo stesso buon profumo. Sono sicuro che tu hai lo stesso buon profumo che mi faceva diventare pazzo e mi faceva sentire così sporco, al tuo confronto. La nostra storia non è mai iniziata, ma adesso non importa più.


    Posso fingere che ci siamo amati, no? Posso immaginare che in una sera come questa, in un mondo come questo, avresti appoggiato la testa sulla mia spalla e io avrei sentito l’odore dei tuoi capelli bagnati, la pressione del tuo corpo sul mio, il calore della tua pelle. Avresti acceso una sigaretta, avresti riso a una mia stupida battuta, avremmo guardato la gente che correva per ripararsi dalla pioggia, avremmo fatto tutte quelle cazzate da innamorati. Sarebbe stata una notte fredda come questa, ma senza l’ombra della morte, senza l’urgenza dell’abbandono.


    Siamo personaggi di un film, io indosso una tuta da astronauta e pianto una bandiera nera e rossa su un cratere lunare, tu cammini a piedi scalzi in Central Park. Ti saluto con la mano da lassù, ma tu non mi vedi, raccogli uova colorate tra i cespugli del parco e le tiri in testa a omini buffi e imparruccati. Gli omini esplodono con un –POF–, e io salto giù dalla luna e atterro accanto a te, la tuta intralcia i miei movimenti e tu scappi, ridi di me e degli omini, che protestano indignati. Mi urli:


    “Ti aspetto al solito posto,” e scappi, e scappi, e scappi.


    Ma io non so dov’è il solito posto, e le ombre del parco si allungano, gli omini sono incazzati e iniziano a inseguirmi, vorrei dire loro che io non c’entro, che sei stata tu a tiragli le uova, ma il casco dello scafandro mi impedisce di farmi sentire, da loro e da te. Corro e ti cerco, in cerchio, all’infinito.


    Appoggia la testa sulla mia spalla, sono lacrime o è pioggia sulla guancia? Ma cosa importa, se la tua pelle è bianca come una pallina di marmo, i tuoi capelli sono così morbidi e profumano di biscotto, i tuoi occhi così profondi? L’automobile non fa quasi rumore, solo il fruscio delle gomme sull’acqua. La musica che viene dalla radio è dolce e ti culla, ora puoi dormire.


    “Non preoccuparti,” ti dico, “adesso va tutto bene. Stiamo tornando a casa.”


    “Sì,” sussurri tu mentre ti abbandoni al sonno, “a casa, finalmente…”

    Casa

    E’ una notte di pioggia. Le strade sono lucide e mandano riflessi sotto alle luci arancioni. Provo a immaginare che tu sia là fuori, da qualche parte. Magari stai guardando anche tu il buio da qualche posto caldo, come faccio io. Magari sei per la strada, e i tuoi capelli sono bagnati e colano acqua sui vestiti. Sono sicuro che hanno lo stesso buon profumo. Sono sicuro che tu hai lo stesso buon profumo che mi faceva diventare pazzo e mi faceva sentire così sporco, al tuo confronto. La nostra storia non è mai iniziata, ma adesso non importa più.


    Posso fingere che ci siamo amati, no? Posso immaginare che in una sera come questa, in un mondo come questo, avresti appoggiato la testa sulla mia spalla e io avrei sentito l’odore dei tuoi capelli bagnati, la pressione del tuo corpo sul mio, il calore della tua pelle. Avresti acceso una sigaretta, avresti riso a una mia stupida battuta, avremmo guardato la gente che correva per ripararsi dalla pioggia, avremmo fatto tutte quelle cazzate da innamorati. Sarebbe stata una notte fredda come questa, ma senza l’ombra della morte, senza l’urgenza dell’abbandono.


    Siamo personaggi di un film, io indosso una tuta da astronauta e pianto una bandiera nera e rossa su un cratere lunare, tu cammini a piedi scalzi in Central Park. Ti saluto con la mano da lassù, ma tu non mi vedi, raccogli uova colorate tra i cespugli del parco e le tiri in testa a omini buffi e imparruccati. Gli omini esplodono con un –POF–, e io salto giù dalla luna e atterro accanto a te, la tuta intralcia i miei movimenti e tu scappi, ridi di me e degli omini, che protestano indignati. Mi urli:


    “Ti aspetto al solito posto,” e scappi, e scappi, e scappi.


    Ma io non so dov’è il solito posto, e le ombre del parco si allungano, gli omini sono incazzati e iniziano a inseguirmi, vorrei dire loro che io non c’entro, che sei stata tu a tiragli le uova, ma il casco dello scafandro mi impedisce di farmi sentire, da loro e da te. Corro e ti cerco, in cerchio, all’infinito.


    Appoggia la testa sulla mia spalla, sono lacrime o è pioggia sulla guancia? Ma cosa importa, se la tua pelle è bianca come una pallina di marmo, i tuoi capelli sono così morbidi e profumano di biscotto, i tuoi occhi così profondi? L’automobile non fa quasi rumore, solo il fruscio delle gomme sull’acqua. La musica che viene dalla radio è dolce e ti culla, ora puoi dormire.


    “Non preoccuparti,” ti dico, “adesso va tutto bene. Stiamo tornando a casa.”


    “Sì,” sussurri tu mentre ti abbandoni al sonno, “a casa, finalmente…”

    mercoledì 13 aprile 2005

    Estetica della patafisica (discorsi estetici sulla fica)

    Le forme che da sempre contraddistinguono il suo stile ricordano un pò l'art noveau e le sue sognanti lineee sinuose:
    linee tonde, morbide, dai sensi grafici tenui che si rincorrono ondeggiando a formare figure che riportano alla mente molluschi e baccelli maturi.
    A volte le sue linee prendono forza simbolica e sfuggono la mano al di la' del nascosto intento rappresentativo trasformandosi in amebe marine dai tentacoli dolci a avvolgenti. 
    I suoi colori ricordano la terra, nei dipinti medievali, bruna ma leggermente rosata , colori caldi ma tenui come a sussurrare tinte silenziose ma decise.
    Nei contrasti di luce si raggiunge una purezza che solo l' espressionismo è riuscito a penetrare, i campi prospettici tra luci e ombre che si vanno a comporsi ritmici alla vista, danno la netta sensazione della profondità in cui il nero come colore ultimo risalta e mette a rilievo i vuoti, intesi come luoghi dove ergere solenni sogni arditi e silenzi senza confini.
    L'opera nella sua completezza e degna simbologia del corpo perfetto che la contiene.


    Courtesy of Almavox

    Estetica della patafisica (discorsi estetici sulla fica)

    Le forme che da sempre contraddistinguono il suo stile ricordano un pò l'art noveau e le sue sognanti lineee sinuose:
    linee tonde, morbide, dai sensi grafici tenui che si rincorrono ondeggiando a formare figure che riportano alla mente molluschi e baccelli maturi.
    A volte le sue linee prendono forza simbolica e sfuggono la mano al di la' del nascosto intento rappresentativo trasformandosi in amebe marine dai tentacoli dolci a avvolgenti. 
    I suoi colori ricordano la terra, nei dipinti medievali, bruna ma leggermente rosata , colori caldi ma tenui come a sussurrare tinte silenziose ma decise.
    Nei contrasti di luce si raggiunge una purezza che solo l' espressionismo è riuscito a penetrare, i campi prospettici tra luci e ombre che si vanno a comporsi ritmici alla vista, danno la netta sensazione della profondità in cui il nero come colore ultimo risalta e mette a rilievo i vuoti, intesi come luoghi dove ergere solenni sogni arditi e silenzi senza confini.
    L'opera nella sua completezza e degna simbologia del corpo perfetto che la contiene.


    Courtesy of Almavox

    domenica 10 aprile 2005

    1998


    Pensava che il sesso lo avrebbe aiutato a scacciare la paura della morte... Pensava che ogni ragazza è diversa... Pensava che alla fine avrebbe trovato l'amore... Pensava che non sarebbe mai diventato vecchio... Pensava che un po' di quella polverina non gli avrebbe fatto male... Pensava che quello che contava veramente nella vita erano i suoi dischi e i suoi libri... Pensava che a sognare non si fa nulla di male... Pensava che prima o poi quel viaggio lo avrebbe fatto davvero... Pensava che tanto c'era sempre tempo... Pensava che lei non se ne sarebbe andata... Pensava... Pensava... Pensava...

    1998


    Pensava che il sesso lo avrebbe aiutato a scacciare la paura della morte... Pensava che ogni ragazza è diversa... Pensava che alla fine avrebbe trovato l'amore... Pensava che non sarebbe mai diventato vecchio... Pensava che un po' di quella polverina non gli avrebbe fatto male... Pensava che quello che contava veramente nella vita erano i suoi dischi e i suoi libri... Pensava che a sognare non si fa nulla di male... Pensava che prima o poi quel viaggio lo avrebbe fatto davvero... Pensava che tanto c'era sempre tempo... Pensava che lei non se ne sarebbe andata... Pensava... Pensava... Pensava...

    sabato 9 aprile 2005

    L'anabasi di una civiltà

    Nel corso della storia, in qualsiasi conflitto, i teorici della dottrina militare si sono sempre divisi tra chi sostiene la necessità di un esercito ristretto, composto da specialisti, e i seguaci di una leva di massa, qualitativamente scarsa ma in grado di schiacciare qualsiasi opposizione con il numero degli effettivi. Questa polemica non è mai stata scevra da implicazioni politiche che esulavano dal campo prettamente marziale, né è stato possibile individuare una formula unica, buona per tutte le occasioni.


    Se per esempio è indubbio che, durante l'evo della rivoluzione francese, la levée en masse permise a Napoleone 15 anni di indiscusso dominio sull'Europa, le recenti esperienze delle due guerre del Golfo sembrano favorire la prima teoria, visto che nessun esercito, per quanto numeroso, può tenere testa a un nemico tecnologicamente superiore, anche se quantitativamente molto più ridotto, in una situazione di scontro in campo aperto (ben altre problematiche ha posto il terreno difficile del Viet-nam nel decennio 1964-1974).


    I precursori di questo tipo di guerra "efficiente", esclusivamente tecnica, si possono rintracciare fino ai giorni dell'Anabasi senofontiana, in cui l'atenese dipinge un quadro della spedizione per nulla eroico, teso esclusivamente alla risoluzione di problemi pratici: come un esercito numericamente inferiore, ma superiore per disciplina, armamento e tattica, possa sopravvivere all'annientamento e anzi risultare vittorioso in territorio ostile.


    Si può addirittura affermare che è da qui che nasce una delle correnti principali del pensiero occidentale: quella che identifica il problema nella tecnica, e non nell'etica. Senofonte, pur essendo conscio di essere un invasore e un razziatore in mezzo a genti che difendono semplicemente i loro beni, non si pone mai un quesito di ordine morale. Anzi riconosce spesso i diritti dei suoi nemici. Tuttavia questo non gli impedisce di complimentarsi con se stesso e con i suoi uomini per il modo in cui sormontano le difficoltà e giungono alla vittoria. Questa forma mentis è la stessa, ad esempio, che ha permesso a molti soldati di compiere le peggiori atrocità riuscendo tuttavia a trovare una giustificazione nel "dovere".


    Con questo non intendo affermare che la tecnica sia inferiore moralmente allo spirito. Anche eserciti che seguivano ideali teoricamente più nobili (come appunto l'esercito rivoluzionario francese, o l'armata rossa) hanno compiuto efferati crimini di guerra (e di pace). Anzi, alcuni scrittori di cose militari (il Von Clausewitz in primis) che appoggiavano le teorie di un esercito "efficiente" e di élite, sono stati anche i più convinti assertori del principio secondo cui la guerra dev'essere extrema ratio e comunque deve rispondere a regole ben precise.


    Tuttavia è necessario che chi condanna la "guerra" come un mostro informe e indistinto inizi a rendersi conto che quest'attività, fondamentale per l'essere umano a livello primitivo, non potrà mai essere superata, se prima non se ne studiano a fondo le cause e non se ne approfondiscono la storia e i motivi.


    Non si sconfigge la guerra andando in piazza a sventolare un pezzo di stoffa colorato. La si sconfigge smascherandola e conoscendone le meccaniche più profonde e distruttive.

    L'anabasi di una civiltà

    Nel corso della storia, in qualsiasi conflitto, i teorici della dottrina militare si sono sempre divisi tra chi sostiene la necessità di un esercito ristretto, composto da specialisti, e i seguaci di una leva di massa, qualitativamente scarsa ma in grado di schiacciare qualsiasi opposizione con il numero degli effettivi. Questa polemica non è mai stata scevra da implicazioni politiche che esulavano dal campo prettamente marziale, né è stato possibile individuare una formula unica, buona per tutte le occasioni.


    Se per esempio è indubbio che, durante l'evo della rivoluzione francese, la levée en masse permise a Napoleone 15 anni di indiscusso dominio sull'Europa, le recenti esperienze delle due guerre del Golfo sembrano favorire la prima teoria, visto che nessun esercito, per quanto numeroso, può tenere testa a un nemico tecnologicamente superiore, anche se quantitativamente molto più ridotto, in una situazione di scontro in campo aperto (ben altre problematiche ha posto il terreno difficile del Viet-nam nel decennio 1964-1974).


    I precursori di questo tipo di guerra "efficiente", esclusivamente tecnica, si possono rintracciare fino ai giorni dell'Anabasi senofontiana, in cui l'atenese dipinge un quadro della spedizione per nulla eroico, teso esclusivamente alla risoluzione di problemi pratici: come un esercito numericamente inferiore, ma superiore per disciplina, armamento e tattica, possa sopravvivere all'annientamento e anzi risultare vittorioso in territorio ostile.


    Si può addirittura affermare che è da qui che nasce una delle correnti principali del pensiero occidentale: quella che identifica il problema nella tecnica, e non nell'etica. Senofonte, pur essendo conscio di essere un invasore e un razziatore in mezzo a genti che difendono semplicemente i loro beni, non si pone mai un quesito di ordine morale. Anzi riconosce spesso i diritti dei suoi nemici. Tuttavia questo non gli impedisce di complimentarsi con se stesso e con i suoi uomini per il modo in cui sormontano le difficoltà e giungono alla vittoria. Questa forma mentis è la stessa, ad esempio, che ha permesso a molti soldati di compiere le peggiori atrocità riuscendo tuttavia a trovare una giustificazione nel "dovere".


    Con questo non intendo affermare che la tecnica sia inferiore moralmente allo spirito. Anche eserciti che seguivano ideali teoricamente più nobili (come appunto l'esercito rivoluzionario francese, o l'armata rossa) hanno compiuto efferati crimini di guerra (e di pace). Anzi, alcuni scrittori di cose militari (il Von Clausewitz in primis) che appoggiavano le teorie di un esercito "efficiente" e di élite, sono stati anche i più convinti assertori del principio secondo cui la guerra dev'essere extrema ratio e comunque deve rispondere a regole ben precise.


    Tuttavia è necessario che chi condanna la "guerra" come un mostro informe e indistinto inizi a rendersi conto che quest'attività, fondamentale per l'essere umano a livello primitivo, non potrà mai essere superata, se prima non se ne studiano a fondo le cause e non se ne approfondiscono la storia e i motivi.


    Non si sconfigge la guerra andando in piazza a sventolare un pezzo di stoffa colorato. La si sconfigge smascherandola e conoscendone le meccaniche più profonde e distruttive.

    giovedì 7 aprile 2005

    La mappa di Splinderville

    L'ho scoperta. Esiste. Era da mesi che ci pensavo. Poi è arrivata lei e mi ha svelato l'arcano.


    La mappa della blogosfera esiste. E la trovate qui (courtesy of Lucre).


    Purtroppo in questo documento troverete soltanto le rotte per gli astri più luminosi dell'universo bloggoso.


    Ma sono forniti tutti gli strumenti per disegnarsi una mappa personale comprendente tutte le stelle del proprio firmamento, magari aggiornandola man mano che nuovi punti di riferimento entrano nel vostro orizzonte.


    Consiglio a tutti di leggere questo affascinante documento (almeno a tutti quelli che dispongono di Adobe Acrobat Reader). Sarà come compulsare i trattati di antichi astronomi, o i resoconti di viaggio delle sonde spaziali che per prime si avventurarono nello spazio profondo.


    Anticipo solo un paio di frasi, giusto per farvi capire l'entità e la profondità di questo studio:


    "Nell'analisi i nodi della rete sono i blog e i collegamenti, o link, sono i riferimenti reciproci. Gli attributi principali della rete composta dalla blogsfera sono il diametro e il clustering, o livello di interconnessione dei blog:


    Il diametro della rete è di 2,39. Il mondo dei blog italiani ha di media due gradi di separazione. Questo significa che per passare da un blog italiano a un altro mediamente si transita attraverso due siti.


    Il grado di clustering del sistema è di 0,362, dove il valore 1 indicherebbe che ogni blog è interconnesso con ogni altro blog."


    E questa, se permettete, è poesia pura. O, in altre parole, la musica delle sfere.

    La mappa di Splinderville

    L'ho scoperta. Esiste. Era da mesi che ci pensavo. Poi è arrivata lei e mi ha svelato l'arcano.


    La mappa della blogosfera esiste. E la trovate qui (courtesy of Lucre).


    Purtroppo in questo documento troverete soltanto le rotte per gli astri più luminosi dell'universo bloggoso.


    Ma sono forniti tutti gli strumenti per disegnarsi una mappa personale comprendente tutte le stelle del proprio firmamento, magari aggiornandola man mano che nuovi punti di riferimento entrano nel vostro orizzonte.


    Consiglio a tutti di leggere questo affascinante documento (almeno a tutti quelli che dispongono di Adobe Acrobat Reader). Sarà come compulsare i trattati di antichi astronomi, o i resoconti di viaggio delle sonde spaziali che per prime si avventurarono nello spazio profondo.


    Anticipo solo un paio di frasi, giusto per farvi capire l'entità e la profondità di questo studio:


    "Nell'analisi i nodi della rete sono i blog e i collegamenti, o link, sono i riferimenti reciproci. Gli attributi principali della rete composta dalla blogsfera sono il diametro e il clustering, o livello di interconnessione dei blog:


    Il diametro della rete è di 2,39. Il mondo dei blog italiani ha di media due gradi di separazione. Questo significa che per passare da un blog italiano a un altro mediamente si transita attraverso due siti.


    Il grado di clustering del sistema è di 0,362, dove il valore 1 indicherebbe che ogni blog è interconnesso con ogni altro blog."


    E questa, se permettete, è poesia pura. O, in altre parole, la musica delle sfere.

    mercoledì 6 aprile 2005

    Morto un papa...

    E' una notte molto buia.


    Forse non più buia di tante altre, ma può andare.


    Hanno scoperto che i buchi neri non esistono, esistono solo stelle nere, fatte di una cosa chiamata materia oscura.


    Bela Lugosi è morto, ma la sua forza sta proprio lì. Più dicono che è morto, più lui vive.


    Vive nei nostri cuori. Vive nelle nostre paure. Vive nelle nostre menti.


    Assaporo il gusto del terrore, della morte, della fine.


    Un carnevale macabro si terrà presto.


    Milioni stanno già accorrendo.


    Vuoi mancare proprio tu?


    Morto un papa...

    E' una notte molto buia.


    Forse non più buia di tante altre, ma può andare.


    Hanno scoperto che i buchi neri non esistono, esistono solo stelle nere, fatte di una cosa chiamata materia oscura.


    Bela Lugosi è morto, ma la sua forza sta proprio lì. Più dicono che è morto, più lui vive.


    Vive nei nostri cuori. Vive nelle nostre paure. Vive nelle nostre menti.


    Assaporo il gusto del terrore, della morte, della fine.


    Un carnevale macabro si terrà presto.


    Milioni stanno già accorrendo.


    Vuoi mancare proprio tu?


    martedì 5 aprile 2005

    Letters to fictious persons

    Caro Steven,


              ti ricordi quando eravamo amici e ci vedevamo tutti i giorni? Erano giornate di primavera proprio come queste, una primavera suburbana uguale a Torino come a Manchester.


    Andavamo a passeggiare al cimitero, mi dicevi che Keats e Yeats erano dalla mia parte, ma tu avevi Wilde. E avevi ragione. Mi fa piacere sapere che adesso sei famoso, anche se i tuoi amici sono un po' invidiosi. Se è per questo, lo so che ci sarà sempre un posto all'inferno per te e per i tuoi amici (mi porterai con te? Magari sui sedili posteriori della tua macchina, quelli con la pelle così liscia). Ora devo andare, perché la natura ormai ha fatto di me un uomo. Ma toglimi una curiosità: quel ragazzo con la spina nel fianco, ero davvero io? E quella luce, alla fine si è spenta?


    Teneramente tuo,


                                                      Invernomuto


    P.S. L'altra notte ho sognato che qualcuno mi amava, ma che differenza può fare?