lunedì 2 maggio 2005
lunedì 4 aprile 2005
Dove sono stato questo week end
Se qualcuno si è chiesto dove sono stato in questi giorni, la risposta è qui. Se qualcuno si è chiesto cosa ho fatto, la risposta è: ho visto questo.
Questo è uno dei più violenti e critici film che io abbia mai visto sul modo in cui gli adulti possono strumentalizzare, corrompere, sporcare e infine distruggere una delle età più belle della nostra vita. E' una metafora potentissima della lotta generazionale sempre più tesa e drammatica che colpisce la società giapponese, ma anche quella occidentale. E' un film che sembra ggiovane come tanti film orientali horror e violenti che vanno di moda adesso, ma che in realtà è stato girato da un regista storico del cinema giapponese, Kinji Fukasaku, autore nel corso di 40 anni di più di 60 film, tra cui il celeberrimo "Tora, Tora, Tora", e di cui "Battle Royale" rappresenta un vero e proprio testamento, visto che è morto subito dopo la fine delle riprese. E un film che commuove ma soprattutto sconvolge perché non ci sono "buoni" e "cattivi", ma solo vittime. E quelle vittime, temo, sono lo specchio di ciò che tutti noi, prima o poi, siamo stati.
mercoledì 12 gennaio 2005
La ballata di Cable Hogue
E' questo uno dei film più sconclusionati, imperfetti e assurdi che abbia mai visto. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, il montaggio sembra fatto da un bambino a cui abbiano appena consegnato una moviola come giocattolo di natale, gli attori sono bravissimi ma recitano come se si guardassero recitare. E' un film che visto oggi è datato anni '70 come un gilet in pelo di pecora o un'alfasud 1.6. Non è neppure politically correct come tanti film dell'epoca, che dopo l'orgia di retorica patriottica dei film western anni '50 denunciavano lo sterminio dei nativi americani e la distruzione del loro ecosistema.
E' un film brutto, sporco e cattivo. E io lo amo. "Capaci tutti," direte voi, " ad amare i film brutti quando sono di Peckinpah. Se questo film lo avesse girato un pinco pallino qualunque, tutti giù a deriderlo, ma se il film è di Peckinpah, allora dev'essere per forza un capolavoro." Il problema è che un pinco pallino qualunque non avrebbe mai fatto un film brutto in questo modo. Avrebbe fatto un film sforzandosi di farlo bello, e non ci sarebbe riuscito, indi sarebbe stato brutto. Peckinpah non si sforza di fare nulla. Se ne frega. Sa benissimo che non piacerà a molti, ma di film fatti per piacere ce ne sono già tanti (il 99% dei film prodotti a Hollywood). Film leccati, patinati, con una storia che ti prende dall'inizio alla fine, e che puoi dimenticare appena uscito dal cinema.
A Peckinpah non interessa neppure il film: gli interessa Cable Hogue. E anche a me interessa Cable Hogue. Perché è imperfetto e assurdo come il film, eppure è una persona vera, non un personaggio a tutto tondo. E' un misantropo che vive benissimo da solo ma è pronto a rinunciare alla sua solitudine per l'amore, è un misogino che stima una donna più di chiunque altro, e un monomaniaco che rinuncia al suo obiettivo proprio quando sta per raggiungerlo. Gli altri personaggi si muovono intorno a lui come teatranti di una tragedia shakespiriana, vanno e vengono come pazzi a cavallo, in diligenza, in automobile, in sidecar, in una sarabanda priva di logica e coerenza, lui rimane il cardine e il senso di tutto ciò.
Le scene memorabili: Hogue sta per compiere la sua vendetta quando un'automobile, la prima che si sia mai vista quella sperduta stazione di sosta per diligenze, appare all'orizzonte. Hogue si ferma ad osservarla estasiato, dimentica tutto, dimentica la sua vendetta, poi fa uno sguardo disincantato e dice: "mah... se la godranno le prossime generazioni". Il bagno di Stella Stevens, nuda nella tinozza in mezzo alla prateria, squisito riassunto di quell'estetica anni '60 da figli dei fiori e amore libero talmente ingenua e commovente ai nostri occhi stanchi. I siparietti comici (ma non troppo) del "reverendo" David Warner, anche lui una faccia simbolo del cinema di quei tempi. Il ritorno di Stella, che mi ha fatto versare più di una lacrimuccia. La sequenza assurda della morte di Hogue, oggettivamente priva di motivo, che sta lì come un macigno indicandoci con il dito e dice: "uomini come Hogue al giorno d'oggi devono sparire, non c'è più posto per loro."
Peckinpah era un reazionario, un brontolone, un anarcoide che disprezzava tanto le "destre" che le "sinistre". Uomini come lui facilmente passano per fascisti (vedi John Milius, che alla fine un po' fascistello lo è diventato veramente, a forza di sentirsi etichettare così), eppure sono solamente uomini. Come nel vecchio West, dove gli uomini erano uomini, e le donne erano poche.
P.S. In onore a Sam Peckinpah, anch'io ho scritto una recensione sconclusionata, imperfetta e assurda. Purtroppo io non ho il suo talento, quindi vi prego di scusarmi se vi ho fatto perdere dieci preziosi minuti della vostra vita. Se smetterete di leggermi, vi capirò.
La ballata di Cable Hogue
E' questo uno dei film più sconclusionati, imperfetti e assurdi che abbia mai visto. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, il montaggio sembra fatto da un bambino a cui abbiano appena consegnato una moviola come giocattolo di natale, gli attori sono bravissimi ma recitano come se si guardassero recitare. E' un film che visto oggi è datato anni '70 come un gilet in pelo di pecora o un'alfasud 1.6. Non è neppure politically correct come tanti film dell'epoca, che dopo l'orgia di retorica patriottica dei film western anni '50 denunciavano lo sterminio dei nativi americani e la distruzione del loro ecosistema.
E' un film brutto, sporco e cattivo. E io lo amo. "Capaci tutti," direte voi, " ad amare i film brutti quando sono di Peckinpah. Se questo film lo avesse girato un pinco pallino qualunque, tutti giù a deriderlo, ma se il film è di Peckinpah, allora dev'essere per forza un capolavoro." Il problema è che un pinco pallino qualunque non avrebbe mai fatto un film brutto in questo modo. Avrebbe fatto un film sforzandosi di farlo bello, e non ci sarebbe riuscito, indi sarebbe stato brutto. Peckinpah non si sforza di fare nulla. Se ne frega. Sa benissimo che non piacerà a molti, ma di film fatti per piacere ce ne sono già tanti (il 99% dei film prodotti a Hollywood). Film leccati, patinati, con una storia che ti prende dall'inizio alla fine, e che puoi dimenticare appena uscito dal cinema.
A Peckinpah non interessa neppure il film: gli interessa Cable Hogue. E anche a me interessa Cable Hogue. Perché è imperfetto e assurdo come il film, eppure è una persona vera, non un personaggio a tutto tondo. E' un misantropo che vive benissimo da solo ma è pronto a rinunciare alla sua solitudine per l'amore, è un misogino che stima una donna più di chiunque altro, e un monomaniaco che rinuncia al suo obiettivo proprio quando sta per raggiungerlo. Gli altri personaggi si muovono intorno a lui come teatranti di una tragedia shakespiriana, vanno e vengono come pazzi a cavallo, in diligenza, in automobile, in sidecar, in una sarabanda priva di logica e coerenza, lui rimane il cardine e il senso di tutto ciò.
Le scene memorabili: Hogue sta per compiere la sua vendetta quando un'automobile, la prima che si sia mai vista quella sperduta stazione di sosta per diligenze, appare all'orizzonte. Hogue si ferma ad osservarla estasiato, dimentica tutto, dimentica la sua vendetta, poi fa uno sguardo disincantato e dice: "mah... se la godranno le prossime generazioni". Il bagno di Stella Stevens, nuda nella tinozza in mezzo alla prateria, squisito riassunto di quell'estetica anni '60 da figli dei fiori e amore libero talmente ingenua e commovente ai nostri occhi stanchi. I siparietti comici (ma non troppo) del "reverendo" David Warner, anche lui una faccia simbolo del cinema di quei tempi. Il ritorno di Stella, che mi ha fatto versare più di una lacrimuccia. La sequenza assurda della morte di Hogue, oggettivamente priva di motivo, che sta lì come un macigno indicandoci con il dito e dice: "uomini come Hogue al giorno d'oggi devono sparire, non c'è più posto per loro."
Peckinpah era un reazionario, un brontolone, un anarcoide che disprezzava tanto le "destre" che le "sinistre". Uomini come lui facilmente passano per fascisti (vedi John Milius, che alla fine un po' fascistello lo è diventato veramente, a forza di sentirsi etichettare così), eppure sono solamente uomini. Come nel vecchio West, dove gli uomini erano uomini, e le donne erano poche.
P.S. In onore a Sam Peckinpah, anch'io ho scritto una recensione sconclusionata, imperfetta e assurda. Purtroppo io non ho il suo talento, quindi vi prego di scusarmi se vi ho fatto perdere dieci preziosi minuti della vostra vita. Se smetterete di leggermi, vi capirò.
La ballata di Cable Hogue
E' questo uno dei film più sconclusionati, imperfetti e assurdi che abbia mai visto. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, il montaggio sembra fatto da un bambino a cui abbiano appena consegnato una moviola come giocattolo di natale, gli attori sono bravissimi ma recitano come se si guardassero recitare. E' un film che visto oggi è datato anni '70 come un gilet in pelo di pecora o un'alfasud 1.6. Non è neppure politically correct come tanti film dell'epoca, che dopo l'orgia di retorica patriottica dei film western anni '50 denunciavano lo sterminio dei nativi americani e la distruzione del loro ecosistema.
E' un film brutto, sporco e cattivo. E io lo amo. "Capaci tutti," direte voi, " ad amare i film brutti quando sono di Peckinpah. Se questo film lo avesse girato un pinco pallino qualunque, tutti giù a deriderlo, ma se il film è di Peckinpah, allora dev'essere per forza un capolavoro." Il problema è che un pinco pallino qualunque non avrebbe mai fatto un film brutto in questo modo. Avrebbe fatto un film sforzandosi di farlo bello, e non ci sarebbe riuscito, indi sarebbe stato brutto. Peckinpah non si sforza di fare nulla. Se ne frega. Sa benissimo che non piacerà a molti, ma di film fatti per piacere ce ne sono già tanti (il 99% dei film prodotti a Hollywood). Film leccati, patinati, con una storia che ti prende dall'inizio alla fine, e che puoi dimenticare appena uscito dal cinema.
A Peckinpah non interessa neppure il film: gli interessa Cable Hogue. E anche a me interessa Cable Hogue. Perché è imperfetto e assurdo come il film, eppure è una persona vera, non un personaggio a tutto tondo. E' un misantropo che vive benissimo da solo ma è pronto a rinunciare alla sua solitudine per l'amore, è un misogino che stima una donna più di chiunque altro, e un monomaniaco che rinuncia al suo obiettivo proprio quando sta per raggiungerlo. Gli altri personaggi si muovono intorno a lui come teatranti di una tragedia shakespiriana, vanno e vengono come pazzi a cavallo, in diligenza, in automobile, in sidecar, in una sarabanda priva di logica e coerenza, lui rimane il cardine e il senso di tutto ciò.
Le scene memorabili: Hogue sta per compiere la sua vendetta quando un'automobile, la prima che si sia mai vista quella sperduta stazione di sosta per diligenze, appare all'orizzonte. Hogue si ferma ad osservarla estasiato, dimentica tutto, dimentica la sua vendetta, poi fa uno sguardo disincantato e dice: "mah... se la godranno le prossime generazioni". Il bagno di Stella Stevens, nuda nella tinozza in mezzo alla prateria, squisito riassunto di quell'estetica anni '60 da figli dei fiori e amore libero talmente ingenua e commovente ai nostri occhi stanchi. I siparietti comici (ma non troppo) del "reverendo" David Warner, anche lui una faccia simbolo del cinema di quei tempi. Il ritorno di Stella, che mi ha fatto versare più di una lacrimuccia. La sequenza assurda della morte di Hogue, oggettivamente priva di motivo, che sta lì come un macigno indicandoci con il dito e dice: "uomini come Hogue al giorno d'oggi devono sparire, non c'è più posto per loro."
Peckinpah era un reazionario, un brontolone, un anarcoide che disprezzava tanto le "destre" che le "sinistre". Uomini come lui facilmente passano per fascisti (vedi John Milius, che alla fine un po' fascistello lo è diventato veramente, a forza di sentirsi etichettare così), eppure sono solamente uomini. Come nel vecchio West, dove gli uomini erano uomini, e le donne erano poche.
P.S. In onore a Sam Peckinpah, anch'io ho scritto una recensione sconclusionata, imperfetta e assurda. Purtroppo io non ho il suo talento, quindi vi prego di scusarmi se vi ho fatto perdere dieci preziosi minuti della vostra vita. Se smetterete di leggermi, vi capirò.