Hey belli, nel caso non ve ne foste accorti Mutewinter scrive anche qui:
Dategli un'occhiata, vah... (dicono che ci siano le migliori menti della blogsfera)
Hey belli, nel caso non ve ne foste accorti Mutewinter scrive anche qui:
Dategli un'occhiata, vah... (dicono che ci siano le migliori menti della blogsfera)
A me le catene di S.Antonio mi fanno paura, che poi se le spezzi chissà cosa succede! In più da quando ho visto "The ring" mi sento responsabile anche verso quelli che me le passano. Metti che questa sia una di quelle catene tipo la cassettachesenonlafaivedereaqualcunaltroentrounasettimanamuori, poi magari mi tocca vivere per tutta la vita col senso di colpa... Ecco quindi my bloody list.
Volume totale dei file musicali:
ehm, non lo so davvero. E' che sono casinista, ho cartelle sparse in tutto l'hard disk con roba assurda, inoltre molti sono doppioni... Comunque dopo un (poco) accurato censimento direi sui 15 GB. Pochini, eh?
L'ultimo CD che ho comprato:
boh, non so, è stato tantissimo tempo fa, davvero. Credo In the middle of nowhere degli Orbital.
Canzone che sta suonando ora:
in realtà nessuna, però ne scelgo una così la metto anche sul blog. Unfinished Sympathy dei Massive, vah...
Cinque canzoni che ultimamente ascolto spesso, o che significano molto per me (ordine casuale):
1963 - New Order
Perché... chi deve saperlo lo sa.
Entropy - VNV Nation
Perché l'ultimo dei VNV è spaziale!!!
Last days of april - If you
Perché l'ho dedicata a una persona che non l'ha ancora ascoltata (forse).
Belfast - Orbital
Perché è il più bel pezzo strumentale mai composto in tutti i tempi in assoluto di tutta la galassia.
Chiedo alla polvere - Perturbazione
Perché... ultimamente l'ascolto spesso.
Cinque persone a cui passo il testimone:
Eh no, mi rifiuto di prestarmi a questo perverso gioco. Mi sacrificherò piuttosto affinché questa spaventosa infezione non si diffonda ulteriormente. E poi tutti quelli che conosco sono già stati nominati da altri...
Domanda oziosa della domenica pomeriggio, degna di un Marzullo o di una puntata de "L'Italia sul 2". Ma il sesso serve veramente a conoscere meglio una persona? O ci regala soltanto due ore di evasione dal tedio quotidiano (il che già non è poco...)? Cos'è che ci spinge a desiderare di conoscere fisicamente qualcuno che amiamo intellettualmente, ad approfondire nei sensi, nel gusto, nell'olfatto, nel tatto, ciò che si potrebbe benissimo concretizzare soltanto nella parola e nello sguardo? E sarà vero quello che diceva Aldous Huxley, che l'intellettuale è colui che ha scoperto qualcosa di più interessante del sesso? A volte mi sembra di sì, altre volte mi ricordo che siamo solo animali.
"You make me satisfied
You only want to ride
But that's alright by me
We happen to be free
For what tomorrow brings
No peace and broken wings
It may have been so good
But now it's understood
'Twas just a night"
Ci sono posti che non abbiamo mai visitato. Qualcuno li ha visitati per noi. Ci sono avventure che non vivremo mai. Qualcuno le vivrà per noi.
Una mostra che è di per se stessa un viaggio. Perché arrivare a Siena non è facile, annidata com'è in mezzo alle colline, nell'ombra di uno degli angoli più noti e inflazionati d'Italia. Perché l'esposizione stessa si definisce "periplo" e l'allestimento è simile a una proiezione di Mercatore con i continenti spiaccicati sulla carta geografica. Perché abituati ai disegni nitidi, in bianco e nero, di Corto Maltese e Anna della Giungla che ci portiamo dietro fin dall'infanzia, quasi ci perdiamo negli acquarelli chiarissimi che sfumano nei colori del mare e del cielo, del fogliame e della terra di questo Pratt a colori e inedito. Perchè Pratt era prima di tutto un viaggiatore.
Pratt come Conrad, come Saint Exupéry, come Hemingway, come quella stirpe di scrittori erranti, affascinati più dalla strada da percorrere che dalla meta da raggiungere. Autori un po' datati, che conciliavano il pensiero con l'azione, che confondevano la vita con l'arte. Quelli che riuscivano a vedere la luna piena anche chiusi in una stanza, quelli che scorgevano Brigadoon dove c'era solo una valle fangosa. Poco seri, sognatori, ormai estinti, di facile fascino, un po' scontato, mai appassito. Quelli che sono andati troppo in alto, troppo lontano, troppo presto.
Trecentocinquanta opere suddivise in sette sezioni geografiche, ognuna delle quali dedicata ad un luogo (Venezia, Mondo Celtico, Africa, America latina, Nord America, Pacifico e Asia) connesse tra loro attraverso installazioni video, a palazzo Squarcialupi, Santa Maria della Scala, Siena, dal 24 marzo al 28 agosto 2005.
Non ho mai parlato di queste cose. Voglio dire, non sono mai riuscito a raccontare a qualcuno cosa intendo veramente quando scrivo, come nascono le mie storie, che importanza possono avere, almeno per la mia vita. Ho letto molti libri di scrittori che lo hanno fatto, che sono riusciti a parlare della loro “arte”. Ho passato giorni assorbito nelle loro riflessioni, e ho invidiato la loro capacità di parlare di cose come “segno”, “discorso indiretto”, “climax” e altre parole brillanti e difficili, che parevano contenere dentro di sé un mondo intero. Poi, nel tempo, mi sono allontanato anche da loro, ho smesso di cercare un significato. Ho scritto sempre meno, perché ero come un disegnatore che non è mai riuscito a superare i problemi più semplici di prospettiva. Ho mestiere sufficiente per riuscire a scrivere un comunicato stampa, o un’e-mail abbastanza appassionata (quando mi sforzo), ma non ho più la forza per ricominciare da capo a costruire con fatica un nuovo castello di parole. Del resto, quelli che ho costruito non sono interessati a nessuno, o a pochi, e restano lì, sbilenchi, a testimoniare la mia poca perizia, e anche un paio di illusioni, o tre.
Qualche tempo fa mi è venuto in mente questo haiku: “il tempo diventa un abisso/in cui io sprofondo”. Mi piace, perché è una frase molto semplice, ma non banale, e riesce a esprimere bene una concatenazione piuttosto profonda di pensieri, ma purtroppo non credo che nessun altro condividerà mai la mia opinione. Così sto ancora cercando un significato, qualcosa che mi dica cosa sia bello, e cosa no.
Penso che sostanzialmente la risposta sia semplice: qualcosa è bello se suscita in te un’emozione. Ma allora il mio cervello dev’essere completamente sballato, perché ci sono cose stupide che mi fanno piangere, e cose grandiose che mi lasciano indifferente. Forse è il problema di tutti i dilettanti, di tutti quelli che credono di fare qualcosa di bello, ma invece si rendono soltanto ridicoli. Un problema di prospettiva, per tornare al paragone col disegno. Ho letto tanti racconti di scrittori alle prime armi, o anche già affermati, e li ho trovati banali, o addirittura impresentabili. Eppure dovevano avere un valore per i loro creatori, no?
Però, come ho detto di tutte queste cose non sono mai riuscito a parlare con loro, o con alcun altro. Al massimo si dice: “bella la tua storia”, o : “cambierei questa cosa lì, metterei quella cosa là”, ma non si va mai oltre alla superficie.
Naturalmente (come ho detto) ci sono libri bellissimi che trattano l’argomento (però adesso me ne viene in mente solo uno, di Scott Mc Cloud, che si intitola “Understanding Comics”, e parla, appunto, di come si scrivono i fumetti), ma non mi è mai capitato di discutere con qualcuno sul “perché” scrive, e su “come” scrive. Ho discusso di tutto, con centinaia di persone, ho discusso delle mie idee politiche, di amore, di odio, di qualche sport che mi piace, di soldi, di giurisprudenza, di musica, ho discusso persino di cose come la morte (anche se non spesso), ma non ho mai discusso su questo. Strano, no?
Alle volte certe canzoni dicono più di mille parole, ma resisterò alla tentazione di postare semplicemente il testo.
Perciò, se avete i plug-in, le casse, le schede audio, i cazzi e i mazzi, la canzone potete ascoltarvela.
Altrimenti non capirete mai cosa pensavo questa sera.
E certo non sarà una grande perdita.
Mi unisco al blog di Militante nel diffondere questo appello degli anarchici del Capolinea in seguito agli arresti effettuati a Lecce.
MANIFESTAZIONE A LECCE CONTRO TUTTI I LAGER
IN SOLIDARIETÀ CON GLI ANARCHICI ARRESTATI
Cinque compagni sono stati arrestati a Lecce, con l’accusa di aver dato vita ad una associazione «a fini di eversione dell’ordine democratico». L’ordine democratico che si è sentito in pericolo è quello che sequestra nei lager chiamati Centri di Permanenza Temporanea gli stranieri che arrivano in Italia spinti dalla disperazione anziché dal turismo. I compagni arrestati sono infatti conosciuti per le loro lotte condotte al di fuori di ogni ambito istituzionale, fra cui quella contro il famigerato Cpt Regina Pacis.
Oggi il pm Giorgio Lino Bruno vuole presentare il conto a chi si oppone radicalmente ai lager di Stato, alla guerra in Iraq, allo sfruttamento della Benetton, a chi si prende da sé lo spazio vitale, senza passare per vili deleghe ed umilianti genuflessioni.
I cinque anarchici sono stati arrestati perchè credono che gli sfruttati e gli oppressi non debbano compiangersi, bensì insorgere. Perché il migliore dei mondi possibili non è certo quello dove i ricchi rispettano la miseria dei poveri e i poveri rispettano l’opulenza dei ricchi, come vorrebbe far credere la canea mediatica.
Sono i governi di tutto il mondo — con le loro guerre da scatenare, le loro frontiere da proteggere, i loro passaporti da controllare, i loro profitti da incassare — a creare le condizioni dell’immigrazione clandestina, che giova e frutta denaro a chi come l’arcivescovo Ruppi o come Benetton ha costruito il proprio impero sullo sfruttamento della miseria.
Se il Regina Pacis è stato teatro di tante rivolte, è perché non tutti i reclusi al suo interno sono animali addomesticati e non tutti queli che sono all’esterno sono cittadini mansuefatti. Quando l'esistente diventa insopportabile, il buon senso dei rassegnati è solo un vuoto pretesto per rinunciare ad agire.
Di fronte alla sofferenza imposta dal dominio e dalla merce, non c’è migliore virtù della solidarietà, non c’è peggiore ipocrisia delle lacrime e dell’indifferenza in cui rimangono invischiati coloro che non osano tradurre il pensiero critico in atto ribelle, in complicità attiva.
Il terrore è l'arma dello Stato, ma arrestando cinque anarchici e indagandone altri non può mettere in scacco la voglia di riscatto degli oppressi...
La complicità è un'arma. La solidarietà è una forza.
LIBERTÀ PER CRISTIAN SALVATORE SAVERIO ANNALISA E MARINA
LIBERTÀ PER I MIGRANTI E PER TUTTI GLI OPPRESSI
FUOCO AI LAGER!
ANARCHICI DEL CAPOLINEA
SABATO 21 maggio concentramento ore 14 in via Adua (nei pressi di P.ta Napoli) e corteo cittadino
DOMENICA 22 assemblea ore 11 su:
- Carcere e repressione
- I Cpt e il mondo delle espulsioni
Ore 14 presidio sotto il carcere di Lecce
È sgradita la presenza di partiti, giornalisti e infami
(chi ha intenzione di pernottare deve possibilmente munirsi di sacco a pelo e, sempre possibilmente, evitare di portare cani)