venerdì 28 gennaio 2005

Train views

 


Rifacendomi alle tipologie di narratori identificate da Leskov, io sono sicuramente un "contadino" o sedentario. Uno che ha fatto un solo viaggio in tutta la sua vita, e continuerà sempre a parlarne. Quando devo spostarmi, mi piace ricrearmi uno spazio che chiamo "casa". Apro il libro, accendo il lettore MP3, e guardo il panorama scorrere dal finestrino come in un video dei Chemical Brothers. Il fascino dei viaggi, per me, sta nel restare fermo.

Train views

 


Rifacendomi alle tipologie di narratori identificate da Leskov, io sono sicuramente un "contadino" o sedentario. Uno che ha fatto un solo viaggio in tutta la sua vita, e continuerà sempre a parlarne. Quando devo spostarmi, mi piace ricrearmi uno spazio che chiamo "casa". Apro il libro, accendo il lettore MP3, e guardo il panorama scorrere dal finestrino come in un video dei Chemical Brothers. Il fascino dei viaggi, per me, sta nel restare fermo.

Train views

 


Rifacendomi alle tipologie di narratori identificate da Leskov, io sono sicuramente un "contadino" o sedentario. Uno che ha fatto un solo viaggio in tutta la sua vita, e continuerà sempre a parlarne. Quando devo spostarmi, mi piace ricrearmi uno spazio che chiamo "casa". Apro il libro, accendo il lettore MP3, e guardo il panorama scorrere dal finestrino come in un video dei Chemical Brothers. Il fascino dei viaggi, per me, sta nel restare fermo.

domenica 23 gennaio 2005

A quiet town where life gives in

Le domeniche pomeriggio di venti anni fa, passate nella mia camera a leggere e ascoltare i Japan o gli Smiths. Domani ricominceranno le lezioni, e già mi prende quello strano groppo alla gola. La domenica pomeriggio non c'è mai un cazzo da fare, solo guardare gli alberi scheletrici fuori dalla finestra, con il paesaggio suburbano grigio e  congelato a fare da cornice. L'adolescenza è una gabbia, non riesci a venirne fuori, e non hanno ancora inventato i personal computer, internet, i telefonini cellulari, non c'è modo di comunicare con nessuno.


Giro e rigiro la stessa vecchia C-60 nello stereo. Sul lato A ci sono i Cure (ti ho chiamata dopo mezzanotte, poi ho corso fino a scoppiare... abbiamo camminato intorno al lago, ci siamo svegliati sotto la pioggia e tutti si sono agitati nel sonno, disturbati ancora una volta nei loro sogni), sul lato B Madonna e gli U2.


Più tardi, la puntina graffia i solchi, sono di nuovo qui, solo, in una tranquilla cittadina dove la vita si è arresa, sono di nuovo qui e mi chiedo dove va il portiere di notte, dove finisce quando scivola via. Sono le cinque del pomeriggio, il buio è già sceso, domani mattina ricomincia la scuola.

A quiet town where life gives in

Le domeniche pomeriggio di venti anni fa, passate nella mia camera a leggere e ascoltare i Japan o gli Smiths. Domani ricominceranno le lezioni, e già mi prende quello strano groppo alla gola. La domenica pomeriggio non c'è mai un cazzo da fare, solo guardare gli alberi scheletrici fuori dalla finestra, con il paesaggio suburbano grigio e  congelato a fare da cornice. L'adolescenza è una gabbia, non riesci a venirne fuori, e non hanno ancora inventato i personal computer, internet, i telefonini cellulari, non c'è modo di comunicare con nessuno.


Giro e rigiro la stessa vecchia C-60 nello stereo. Sul lato A ci sono i Cure (ti ho chiamata dopo mezzanotte, poi ho corso fino a scoppiare... abbiamo camminato intorno al lago, ci siamo svegliati sotto la pioggia e tutti si sono agitati nel sonno, disturbati ancora una volta nei loro sogni), sul lato B Madonna e gli U2.


Più tardi, la puntina graffia i solchi, sono di nuovo qui, solo, in una tranquilla cittadina dove la vita si è arresa, sono di nuovo qui e mi chiedo dove va il portiere di notte, dove finisce quando scivola via. Sono le cinque del pomeriggio, il buio è già sceso, domani mattina ricomincia la scuola.

A quiet town where life gives in

Le domeniche pomeriggio di venti anni fa, passate nella mia camera a leggere e ascoltare i Japan o gli Smiths. Domani ricominceranno le lezioni, e già mi prende quello strano groppo alla gola. La domenica pomeriggio non c'è mai un cazzo da fare, solo guardare gli alberi scheletrici fuori dalla finestra, con il paesaggio suburbano grigio e  congelato a fare da cornice. L'adolescenza è una gabbia, non riesci a venirne fuori, e non hanno ancora inventato i personal computer, internet, i telefonini cellulari, non c'è modo di comunicare con nessuno.


Giro e rigiro la stessa vecchia C-60 nello stereo. Sul lato A ci sono i Cure (ti ho chiamata dopo mezzanotte, poi ho corso fino a scoppiare... abbiamo camminato intorno al lago, ci siamo svegliati sotto la pioggia e tutti si sono agitati nel sonno, disturbati ancora una volta nei loro sogni), sul lato B Madonna e gli U2.


Più tardi, la puntina graffia i solchi, sono di nuovo qui, solo, in una tranquilla cittadina dove la vita si è arresa, sono di nuovo qui e mi chiedo dove va il portiere di notte, dove finisce quando scivola via. Sono le cinque del pomeriggio, il buio è già sceso, domani mattina ricomincia la scuola.

giovedì 20 gennaio 2005

Metropolis


Ho sognato una città su cui non scendeva mai la notte. Una città fatta di torri bianche di vetro e acciaio. Centinaia di riflettori puntavano i loro fasci verso il cielo in cui si libravano aeronavi immense e aggraziate, talmente belle da non poter fare a meno di sollevare lo sguardo ogni volta che passavano, ammirati, in estatica osservazione del loro volo leggero.


Ho sognato di uomini e donne bellissimi, vestiti come in una rievocazione degli anni ’30 di Gropius o Lloyd Wright. Strade lastricate di marmo e orgogliosi monumenti allo spirito d’intraprendenza del genere umano. Ali volanti che solcavano la stratosfera spinte da decine di motori lucidi e ronzanti, con enormi vetrate attraverso cui si intravedevano palestre, sale da ballo, lussuosi ristoranti.


Ho sognato il futuro come avrebbe potuto essere, un’utopia totalitaria di ubermensch strappati all’immaginazione di un Albert Speer, viali immensi inneggianti alla gloria di uomini pazzi che hanno tentato di diventare dei.


Ho sognato un milione di volti scrutare il cielo all’unisono, fiduciosi, illuminati dalla luce calda della speranza e della follia. Sono entrato in questo nuovo mondo e non ero più solo. Penso fosse la prima volta. E al risveglio, stringendo un pugno di polvere nella mano sporca, gli abiti a brandelli, ho cominciato a piangere.


Chi... sono... io?




P.S. Questa è la ristampa di un vecchio post che scrissi su Filmsdemavie. Ora che ho la possibilità di farvelo leggere accompagnato dalla canzone che lo ispirò, non ho resistito alla tentazione. Per cui, se non avete un PC munito di casse, procuratevele, e ascoltate questo capolavoro della musica elettronica. Vi farà bene alla vita.

Metropolis


Ho sognato una città su cui non scendeva mai la notte. Una città fatta di torri bianche di vetro e acciaio. Centinaia di riflettori puntavano i loro fasci verso il cielo in cui si libravano aeronavi immense e aggraziate, talmente belle da non poter fare a meno di sollevare lo sguardo ogni volta che passavano, ammirati, in estatica osservazione del loro volo leggero.


Ho sognato di uomini e donne bellissimi, vestiti come in una rievocazione degli anni ’30 di Gropius o Lloyd Wright. Strade lastricate di marmo e orgogliosi monumenti allo spirito d’intraprendenza del genere umano. Ali volanti che solcavano la stratosfera spinte da decine di motori lucidi e ronzanti, con enormi vetrate attraverso cui si intravedevano palestre, sale da ballo, lussuosi ristoranti.


Ho sognato il futuro come avrebbe potuto essere, un’utopia totalitaria di ubermensch strappati all’immaginazione di un Albert Speer, viali immensi inneggianti alla gloria di uomini pazzi che hanno tentato di diventare dei.


Ho sognato un milione di volti scrutare il cielo all’unisono, fiduciosi, illuminati dalla luce calda della speranza e della follia. Sono entrato in questo nuovo mondo e non ero più solo. Penso fosse la prima volta. E al risveglio, stringendo un pugno di polvere nella mano sporca, gli abiti a brandelli, ho cominciato a piangere.


Chi... sono... io?




P.S. Questa è la ristampa di un vecchio post che scrissi su Filmsdemavie. Ora che ho la possibilità di farvelo leggere accompagnato dalla canzone che lo ispirò, non ho resistito alla tentazione. Per cui, se non avete un PC munito di casse, procuratevele, e ascoltate questo capolavoro della musica elettronica. Vi farà bene alla vita.

Metropolis


Ho sognato una città su cui non scendeva mai la notte. Una città fatta di torri bianche di vetro e acciaio. Centinaia di riflettori puntavano i loro fasci verso il cielo in cui si libravano aeronavi immense e aggraziate, talmente belle da non poter fare a meno di sollevare lo sguardo ogni volta che passavano, ammirati, in estatica osservazione del loro volo leggero.


Ho sognato di uomini e donne bellissimi, vestiti come in una rievocazione degli anni ’30 di Gropius o Lloyd Wright. Strade lastricate di marmo e orgogliosi monumenti allo spirito d’intraprendenza del genere umano. Ali volanti che solcavano la stratosfera spinte da decine di motori lucidi e ronzanti, con enormi vetrate attraverso cui si intravedevano palestre, sale da ballo, lussuosi ristoranti.


Ho sognato il futuro come avrebbe potuto essere, un’utopia totalitaria di ubermensch strappati all’immaginazione di un Albert Speer, viali immensi inneggianti alla gloria di uomini pazzi che hanno tentato di diventare dei.


Ho sognato un milione di volti scrutare il cielo all’unisono, fiduciosi, illuminati dalla luce calda della speranza e della follia. Sono entrato in questo nuovo mondo e non ero più solo. Penso fosse la prima volta. E al risveglio, stringendo un pugno di polvere nella mano sporca, gli abiti a brandelli, ho cominciato a piangere.


Chi... sono... io?




P.S. Questa è la ristampa di un vecchio post che scrissi su Filmsdemavie. Ora che ho la possibilità di farvelo leggere accompagnato dalla canzone che lo ispirò, non ho resistito alla tentazione. Per cui, se non avete un PC munito di casse, procuratevele, e ascoltate questo capolavoro della musica elettronica. Vi farà bene alla vita.

mercoledì 19 gennaio 2005

All the pretty little horses

 



Vai a dormire, piccola mia, non piangere, e quando ti sveglierai avrai tanti piccoli puledrini. Neri e bai, sauri e grigi, tanti bei cavallini.


E laggiù nella radura giace un povero agnellino, api e farfalle che ronzano attorno alle sue orbite vuote, e il povero piccolo sta gridando: "mamma!".


Vai a dormire, piccola mia, non piangere, riposa la tua testolina sul trifoglio. Nei tuoi sogni cavalcherai, e la mamma ti proteggerà. Neri e bai, sauri e grigi, tanti bei cavallini.


Tanti bei cavallini, tanti piccoli puledrini.

All the pretty little horses

 



Vai a dormire, piccola mia, non piangere, e quando ti sveglierai avrai tanti piccoli puledrini. Neri e bai, sauri e grigi, tanti bei cavallini.


E laggiù nella radura giace un povero agnellino, api e farfalle che ronzano attorno alle sue orbite vuote, e il povero piccolo sta gridando: "mamma!".


Vai a dormire, piccola mia, non piangere, riposa la tua testolina sul trifoglio. Nei tuoi sogni cavalcherai, e la mamma ti proteggerà. Neri e bai, sauri e grigi, tanti bei cavallini.


Tanti bei cavallini, tanti piccoli puledrini.

All the pretty little horses

 



Vai a dormire, piccola mia, non piangere, e quando ti sveglierai avrai tanti piccoli puledrini. Neri e bai, sauri e grigi, tanti bei cavallini.


E laggiù nella radura giace un povero agnellino, api e farfalle che ronzano attorno alle sue orbite vuote, e il povero piccolo sta gridando: "mamma!".


Vai a dormire, piccola mia, non piangere, riposa la tua testolina sul trifoglio. Nei tuoi sogni cavalcherai, e la mamma ti proteggerà. Neri e bai, sauri e grigi, tanti bei cavallini.


Tanti bei cavallini, tanti piccoli puledrini.

domenica 16 gennaio 2005

My empire of dirt

Forse è colpa di John Huston, più che di Rudyard Kipling, dal momento che vidi il film intorno ai sette anni, molto prima di leggere la novella. Come si fa a far vedere un film del genere a un povero bambino già molto portato a sognare per conto suo? Era inevitabile che venissi su con questo strano complesso che mi induce a scavarmi una nicchia in cui sentirmi sovrano incontrastato. Fosse anche un buco nella sabbia, come uno struzzo. Anzi, più il regno è osteggiato e negletto dalla maggior parte, più io lo curo e lo vezzeggio, più mi sento a casa mia tra i suoi angusti confini.


Anche questo blog, a ben vedere, è solo un'ennesima proiezione di tale infantile tendenza. Qui io solo decido ciò che si legge e si ascolta, le regole urbane e amministrative, le sanzioni per i trasgressori. Io faccio gli onori di casa e accolgo i visitatori. Io interagisco in qualità di governante con gli altri invisibili sovrani di altri regni virtuali. I quali, proprio come in una terra fantastica e anarchica, agiscono esclusivamente in base al proprio arbitrio e capriccio. Affascinanti regine e arguti re di una terra che non c'è, proprio come Peter Pan.


Se vuoi, puoi prendertelo, questo mio impero di fango. Ma sappi che prima o poi ti tradirò, e ti farò stare male...

My empire of dirt

Forse è colpa di John Huston, più che di Rudyard Kipling, dal momento che vidi il film intorno ai sette anni, molto prima di leggere la novella. Come si fa a far vedere un film del genere a un povero bambino già molto portato a sognare per conto suo? Era inevitabile che venissi su con questo strano complesso che mi induce a scavarmi una nicchia in cui sentirmi sovrano incontrastato. Fosse anche un buco nella sabbia, come uno struzzo. Anzi, più il regno è osteggiato e negletto dalla maggior parte, più io lo curo e lo vezzeggio, più mi sento a casa mia tra i suoi angusti confini.


Anche questo blog, a ben vedere, è solo un'ennesima proiezione di tale infantile tendenza. Qui io solo decido ciò che si legge e si ascolta, le regole urbane e amministrative, le sanzioni per i trasgressori. Io faccio gli onori di casa e accolgo i visitatori. Io interagisco in qualità di governante con gli altri invisibili sovrani di altri regni virtuali. I quali, proprio come in una terra fantastica e anarchica, agiscono esclusivamente in base al proprio arbitrio e capriccio. Affascinanti regine e arguti re di una terra che non c'è, proprio come Peter Pan.


Se vuoi, puoi prendertelo, questo mio impero di fango. Ma sappi che prima o poi ti tradirò, e ti farò stare male...

My empire of dirt

Forse è colpa di John Huston, più che di Rudyard Kipling, dal momento che vidi il film intorno ai sette anni, molto prima di leggere la novella. Come si fa a far vedere un film del genere a un povero bambino già molto portato a sognare per conto suo? Era inevitabile che venissi su con questo strano complesso che mi induce a scavarmi una nicchia in cui sentirmi sovrano incontrastato. Fosse anche un buco nella sabbia, come uno struzzo. Anzi, più il regno è osteggiato e negletto dalla maggior parte, più io lo curo e lo vezzeggio, più mi sento a casa mia tra i suoi angusti confini.


Anche questo blog, a ben vedere, è solo un'ennesima proiezione di tale infantile tendenza. Qui io solo decido ciò che si legge e si ascolta, le regole urbane e amministrative, le sanzioni per i trasgressori. Io faccio gli onori di casa e accolgo i visitatori. Io interagisco in qualità di governante con gli altri invisibili sovrani di altri regni virtuali. I quali, proprio come in una terra fantastica e anarchica, agiscono esclusivamente in base al proprio arbitrio e capriccio. Affascinanti regine e arguti re di una terra che non c'è, proprio come Peter Pan.


Se vuoi, puoi prendertelo, questo mio impero di fango. Ma sappi che prima o poi ti tradirò, e ti farò stare male...

sabato 15 gennaio 2005

Meno umano di un umano

Ma perché il novantanove per cento delle trasmissioni che si occupano di storia in televisione parlano della seconda guerra mondiale, e tra queste il novantanove per cento parla del nazismo o del fascismo, o di tutti e due insieme? Non sanno che la storia umana si svolge su un arco di almeno cinquemila anni, e che se proprio vogliamo riferirci solo al periodo di cui abbiamo immagini filmate ci sono almeno un  altro centinaio di conflitti di cui possono occuparsi?


Guerra russo-giapponese, guerra italo-turca, prima guerra mondiale, invasione della Libia, guerra italo-somala, guerra civile spagnola, incidente di Suez, guerra di Corea, guerra dei sei giorni, guerra del Vietnam, guerra Iran-Iraq, guerra delle Falkland, prima guerra del Golfo, solo per citarne alcune tra le più conosciute (ma poi ce ne sarebbero molte altre su cui sarebbe interessante sapere di più, come la guerra del Chad o i molti scontri dell'America Latina).


Eppure non c'è niente da fare, loro continuano a parlarci dei figli segreti del duce, dell'amante clandestina di Hitler, dei vizi privati dei gerarchi, al massimo della nonna di Churchill. E' costernante notare quanto sia a senso unico l'informazione. Devo proprio farmi sto cazzo di abbonamento a Sky, allora?

Meno umano di un umano

Ma perché il novantanove per cento delle trasmissioni che si occupano di storia in televisione parlano della seconda guerra mondiale, e tra queste il novantanove per cento parla del nazismo o del fascismo, o di tutti e due insieme? Non sanno che la storia umana si svolge su un arco di almeno cinquemila anni, e che se proprio vogliamo riferirci solo al periodo di cui abbiamo immagini filmate ci sono almeno un  altro centinaio di conflitti di cui possono occuparsi?


Guerra russo-giapponese, guerra italo-turca, prima guerra mondiale, invasione della Libia, guerra italo-somala, guerra civile spagnola, incidente di Suez, guerra di Corea, guerra dei sei giorni, guerra del Vietnam, guerra Iran-Iraq, guerra delle Falkland, prima guerra del Golfo, solo per citarne alcune tra le più conosciute (ma poi ce ne sarebbero molte altre su cui sarebbe interessante sapere di più, come la guerra del Chad o i molti scontri dell'America Latina).


Eppure non c'è niente da fare, loro continuano a parlarci dei figli segreti del duce, dell'amante clandestina di Hitler, dei vizi privati dei gerarchi, al massimo della nonna di Churchill. E' costernante notare quanto sia a senso unico l'informazione. Devo proprio farmi sto cazzo di abbonamento a Sky, allora?

Meno umano di un umano

Ma perché il novantanove per cento delle trasmissioni che si occupano di storia in televisione parlano della seconda guerra mondiale, e tra queste il novantanove per cento parla del nazismo o del fascismo, o di tutti e due insieme? Non sanno che la storia umana si svolge su un arco di almeno cinquemila anni, e che se proprio vogliamo riferirci solo al periodo di cui abbiamo immagini filmate ci sono almeno un  altro centinaio di conflitti di cui possono occuparsi?


Guerra russo-giapponese, guerra italo-turca, prima guerra mondiale, invasione della Libia, guerra italo-somala, guerra civile spagnola, incidente di Suez, guerra di Corea, guerra dei sei giorni, guerra del Vietnam, guerra Iran-Iraq, guerra delle Falkland, prima guerra del Golfo, solo per citarne alcune tra le più conosciute (ma poi ce ne sarebbero molte altre su cui sarebbe interessante sapere di più, come la guerra del Chad o i molti scontri dell'America Latina).


Eppure non c'è niente da fare, loro continuano a parlarci dei figli segreti del duce, dell'amante clandestina di Hitler, dei vizi privati dei gerarchi, al massimo della nonna di Churchill. E' costernante notare quanto sia a senso unico l'informazione. Devo proprio farmi sto cazzo di abbonamento a Sky, allora?

venerdì 14 gennaio 2005

Fast forward

Poi ci fu quella volta che andammo a camminare sulla spiaggia. Il mare d'inverno e tutte le altre stronzate. Dentro me, pensavo che mi sarei ricordato di quel momento, e per questo l'ho ricordato. Non com'era vestita lei, non com'ero vestito io, neanche com'era davvero la spiaggia. Soltanto la sensazione che si prova a camminare su una spiaggia, un giorno col cielo grigio, accanto a una determinata persona.


E' strano pensare che le emozioni e i sentimenti non esistono. Esiste solo una determinata catena chimica che ricrea falsamente quello che crediamo di avere sentito. Ed è diversa per ognuno di noi. Impercettibilmente, ma diversa. Così che certe scosse di adrenalina, certi soprassalti che provo per il colore dell'aria, per un suono, per un profumo, non li proverà mai nessun altro, non in questo modo.


Mi sfuggono, appena mi sono accorto di loro, spariscono. Come le figure viste con la coda dell'occhio.


Sto andando avanti a tutta velocità, metto le mani sugli occhi e non ti vedo più, come se io non fossi mai stato qui, e non ti avessi mai conosciuto.

Fast forward

Poi ci fu quella volta che andammo a camminare sulla spiaggia. Il mare d'inverno e tutte le altre stronzate. Dentro me, pensavo che mi sarei ricordato di quel momento, e per questo l'ho ricordato. Non com'era vestita lei, non com'ero vestito io, neanche com'era davvero la spiaggia. Soltanto la sensazione che si prova a camminare su una spiaggia, un giorno col cielo grigio, accanto a una determinata persona.


E' strano pensare che le emozioni e i sentimenti non esistono. Esiste solo una determinata catena chimica che ricrea falsamente quello che crediamo di avere sentito. Ed è diversa per ognuno di noi. Impercettibilmente, ma diversa. Così che certe scosse di adrenalina, certi soprassalti che provo per il colore dell'aria, per un suono, per un profumo, non li proverà mai nessun altro, non in questo modo.


Mi sfuggono, appena mi sono accorto di loro, spariscono. Come le figure viste con la coda dell'occhio.


Sto andando avanti a tutta velocità, metto le mani sugli occhi e non ti vedo più, come se io non fossi mai stato qui, e non ti avessi mai conosciuto.

Fast forward

Poi ci fu quella volta che andammo a camminare sulla spiaggia. Il mare d'inverno e tutte le altre stronzate. Dentro me, pensavo che mi sarei ricordato di quel momento, e per questo l'ho ricordato. Non com'era vestita lei, non com'ero vestito io, neanche com'era davvero la spiaggia. Soltanto la sensazione che si prova a camminare su una spiaggia, un giorno col cielo grigio, accanto a una determinata persona.


E' strano pensare che le emozioni e i sentimenti non esistono. Esiste solo una determinata catena chimica che ricrea falsamente quello che crediamo di avere sentito. Ed è diversa per ognuno di noi. Impercettibilmente, ma diversa. Così che certe scosse di adrenalina, certi soprassalti che provo per il colore dell'aria, per un suono, per un profumo, non li proverà mai nessun altro, non in questo modo.


Mi sfuggono, appena mi sono accorto di loro, spariscono. Come le figure viste con la coda dell'occhio.


Sto andando avanti a tutta velocità, metto le mani sugli occhi e non ti vedo più, come se io non fossi mai stato qui, e non ti avessi mai conosciuto.

mercoledì 12 gennaio 2005

La ballata di Cable Hogue


E' questo uno dei film più sconclusionati, imperfetti e assurdi che abbia mai visto. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, il montaggio sembra fatto da un bambino a cui abbiano appena consegnato una moviola come giocattolo di natale, gli attori sono bravissimi ma recitano come se si guardassero recitare. E' un film che visto oggi è datato anni '70 come un gilet in pelo di pecora o un'alfasud 1.6.  Non è neppure politically correct come tanti film dell'epoca, che dopo l'orgia di retorica patriottica dei film western anni '50 denunciavano lo sterminio dei nativi americani e la distruzione del loro ecosistema.


E' un film brutto, sporco e cattivo. E io lo amo. "Capaci tutti," direte voi, " ad amare i film brutti quando sono di Peckinpah. Se questo film lo avesse girato un pinco pallino qualunque, tutti giù a deriderlo, ma se il film è di Peckinpah, allora dev'essere per forza un capolavoro." Il problema è che un pinco pallino qualunque non avrebbe mai fatto un film brutto in questo modo. Avrebbe fatto un film sforzandosi di farlo bello, e non ci sarebbe riuscito, indi sarebbe stato brutto. Peckinpah non si sforza di fare nulla. Se ne frega. Sa benissimo che non piacerà a molti, ma di film fatti per piacere ce ne sono già tanti (il 99% dei film prodotti a Hollywood). Film leccati, patinati, con una storia che ti prende dall'inizio alla fine, e che puoi dimenticare appena uscito dal cinema.


A Peckinpah non interessa neppure il film: gli interessa Cable Hogue. E anche a me interessa Cable Hogue. Perché è imperfetto e assurdo come il film, eppure è una persona vera, non un personaggio a tutto tondo. E' un misantropo che vive benissimo da solo ma è pronto a rinunciare alla sua solitudine per l'amore, è un misogino che stima una donna più di chiunque altro, e un monomaniaco che rinuncia al suo obiettivo proprio quando sta per raggiungerlo. Gli altri personaggi si muovono intorno a lui come teatranti di una tragedia shakespiriana, vanno e vengono come pazzi a cavallo, in diligenza, in automobile, in sidecar, in una sarabanda priva di logica e coerenza, lui rimane il cardine e il senso di tutto ciò.


Le scene memorabili: Hogue sta per compiere la sua vendetta quando un'automobile, la prima che si sia mai vista quella sperduta stazione di sosta per diligenze, appare all'orizzonte. Hogue si ferma ad osservarla estasiato, dimentica tutto, dimentica la sua vendetta, poi fa uno sguardo disincantato e dice: "mah... se la godranno le prossime generazioni".  Il bagno di Stella Stevens, nuda nella tinozza in mezzo alla prateria, squisito riassunto di quell'estetica anni '60 da figli dei fiori e amore libero talmente ingenua e commovente ai nostri occhi stanchi. I siparietti comici (ma non troppo) del "reverendo" David Warner, anche lui una faccia simbolo del cinema di quei tempi. Il ritorno di Stella, che mi ha fatto versare più di una lacrimuccia. La sequenza assurda della morte di Hogue, oggettivamente priva di motivo, che sta lì come un macigno indicandoci con il dito e dice: "uomini come Hogue al giorno d'oggi devono sparire, non c'è più posto per loro."


Peckinpah era un reazionario, un brontolone, un anarcoide che disprezzava tanto le "destre" che le "sinistre". Uomini come lui facilmente passano per fascisti (vedi John Milius, che alla fine un po' fascistello lo è diventato veramente, a forza di sentirsi etichettare così), eppure sono solamente uomini. Come nel vecchio West, dove gli uomini erano uomini, e le donne erano poche.


P.S. In onore a Sam Peckinpah, anch'io ho scritto una recensione sconclusionata, imperfetta e assurda. Purtroppo io non ho il suo talento, quindi vi prego di scusarmi se vi ho fatto perdere dieci preziosi minuti della vostra vita. Se smetterete di leggermi, vi capirò.

La ballata di Cable Hogue


E' questo uno dei film più sconclusionati, imperfetti e assurdi che abbia mai visto. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, il montaggio sembra fatto da un bambino a cui abbiano appena consegnato una moviola come giocattolo di natale, gli attori sono bravissimi ma recitano come se si guardassero recitare. E' un film che visto oggi è datato anni '70 come un gilet in pelo di pecora o un'alfasud 1.6.  Non è neppure politically correct come tanti film dell'epoca, che dopo l'orgia di retorica patriottica dei film western anni '50 denunciavano lo sterminio dei nativi americani e la distruzione del loro ecosistema.


E' un film brutto, sporco e cattivo. E io lo amo. "Capaci tutti," direte voi, " ad amare i film brutti quando sono di Peckinpah. Se questo film lo avesse girato un pinco pallino qualunque, tutti giù a deriderlo, ma se il film è di Peckinpah, allora dev'essere per forza un capolavoro." Il problema è che un pinco pallino qualunque non avrebbe mai fatto un film brutto in questo modo. Avrebbe fatto un film sforzandosi di farlo bello, e non ci sarebbe riuscito, indi sarebbe stato brutto. Peckinpah non si sforza di fare nulla. Se ne frega. Sa benissimo che non piacerà a molti, ma di film fatti per piacere ce ne sono già tanti (il 99% dei film prodotti a Hollywood). Film leccati, patinati, con una storia che ti prende dall'inizio alla fine, e che puoi dimenticare appena uscito dal cinema.


A Peckinpah non interessa neppure il film: gli interessa Cable Hogue. E anche a me interessa Cable Hogue. Perché è imperfetto e assurdo come il film, eppure è una persona vera, non un personaggio a tutto tondo. E' un misantropo che vive benissimo da solo ma è pronto a rinunciare alla sua solitudine per l'amore, è un misogino che stima una donna più di chiunque altro, e un monomaniaco che rinuncia al suo obiettivo proprio quando sta per raggiungerlo. Gli altri personaggi si muovono intorno a lui come teatranti di una tragedia shakespiriana, vanno e vengono come pazzi a cavallo, in diligenza, in automobile, in sidecar, in una sarabanda priva di logica e coerenza, lui rimane il cardine e il senso di tutto ciò.


Le scene memorabili: Hogue sta per compiere la sua vendetta quando un'automobile, la prima che si sia mai vista quella sperduta stazione di sosta per diligenze, appare all'orizzonte. Hogue si ferma ad osservarla estasiato, dimentica tutto, dimentica la sua vendetta, poi fa uno sguardo disincantato e dice: "mah... se la godranno le prossime generazioni".  Il bagno di Stella Stevens, nuda nella tinozza in mezzo alla prateria, squisito riassunto di quell'estetica anni '60 da figli dei fiori e amore libero talmente ingenua e commovente ai nostri occhi stanchi. I siparietti comici (ma non troppo) del "reverendo" David Warner, anche lui una faccia simbolo del cinema di quei tempi. Il ritorno di Stella, che mi ha fatto versare più di una lacrimuccia. La sequenza assurda della morte di Hogue, oggettivamente priva di motivo, che sta lì come un macigno indicandoci con il dito e dice: "uomini come Hogue al giorno d'oggi devono sparire, non c'è più posto per loro."


Peckinpah era un reazionario, un brontolone, un anarcoide che disprezzava tanto le "destre" che le "sinistre". Uomini come lui facilmente passano per fascisti (vedi John Milius, che alla fine un po' fascistello lo è diventato veramente, a forza di sentirsi etichettare così), eppure sono solamente uomini. Come nel vecchio West, dove gli uomini erano uomini, e le donne erano poche.


P.S. In onore a Sam Peckinpah, anch'io ho scritto una recensione sconclusionata, imperfetta e assurda. Purtroppo io non ho il suo talento, quindi vi prego di scusarmi se vi ho fatto perdere dieci preziosi minuti della vostra vita. Se smetterete di leggermi, vi capirò.

La ballata di Cable Hogue


E' questo uno dei film più sconclusionati, imperfetti e assurdi che abbia mai visto. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, il montaggio sembra fatto da un bambino a cui abbiano appena consegnato una moviola come giocattolo di natale, gli attori sono bravissimi ma recitano come se si guardassero recitare. E' un film che visto oggi è datato anni '70 come un gilet in pelo di pecora o un'alfasud 1.6.  Non è neppure politically correct come tanti film dell'epoca, che dopo l'orgia di retorica patriottica dei film western anni '50 denunciavano lo sterminio dei nativi americani e la distruzione del loro ecosistema.


E' un film brutto, sporco e cattivo. E io lo amo. "Capaci tutti," direte voi, " ad amare i film brutti quando sono di Peckinpah. Se questo film lo avesse girato un pinco pallino qualunque, tutti giù a deriderlo, ma se il film è di Peckinpah, allora dev'essere per forza un capolavoro." Il problema è che un pinco pallino qualunque non avrebbe mai fatto un film brutto in questo modo. Avrebbe fatto un film sforzandosi di farlo bello, e non ci sarebbe riuscito, indi sarebbe stato brutto. Peckinpah non si sforza di fare nulla. Se ne frega. Sa benissimo che non piacerà a molti, ma di film fatti per piacere ce ne sono già tanti (il 99% dei film prodotti a Hollywood). Film leccati, patinati, con una storia che ti prende dall'inizio alla fine, e che puoi dimenticare appena uscito dal cinema.


A Peckinpah non interessa neppure il film: gli interessa Cable Hogue. E anche a me interessa Cable Hogue. Perché è imperfetto e assurdo come il film, eppure è una persona vera, non un personaggio a tutto tondo. E' un misantropo che vive benissimo da solo ma è pronto a rinunciare alla sua solitudine per l'amore, è un misogino che stima una donna più di chiunque altro, e un monomaniaco che rinuncia al suo obiettivo proprio quando sta per raggiungerlo. Gli altri personaggi si muovono intorno a lui come teatranti di una tragedia shakespiriana, vanno e vengono come pazzi a cavallo, in diligenza, in automobile, in sidecar, in una sarabanda priva di logica e coerenza, lui rimane il cardine e il senso di tutto ciò.


Le scene memorabili: Hogue sta per compiere la sua vendetta quando un'automobile, la prima che si sia mai vista quella sperduta stazione di sosta per diligenze, appare all'orizzonte. Hogue si ferma ad osservarla estasiato, dimentica tutto, dimentica la sua vendetta, poi fa uno sguardo disincantato e dice: "mah... se la godranno le prossime generazioni".  Il bagno di Stella Stevens, nuda nella tinozza in mezzo alla prateria, squisito riassunto di quell'estetica anni '60 da figli dei fiori e amore libero talmente ingenua e commovente ai nostri occhi stanchi. I siparietti comici (ma non troppo) del "reverendo" David Warner, anche lui una faccia simbolo del cinema di quei tempi. Il ritorno di Stella, che mi ha fatto versare più di una lacrimuccia. La sequenza assurda della morte di Hogue, oggettivamente priva di motivo, che sta lì come un macigno indicandoci con il dito e dice: "uomini come Hogue al giorno d'oggi devono sparire, non c'è più posto per loro."


Peckinpah era un reazionario, un brontolone, un anarcoide che disprezzava tanto le "destre" che le "sinistre". Uomini come lui facilmente passano per fascisti (vedi John Milius, che alla fine un po' fascistello lo è diventato veramente, a forza di sentirsi etichettare così), eppure sono solamente uomini. Come nel vecchio West, dove gli uomini erano uomini, e le donne erano poche.


P.S. In onore a Sam Peckinpah, anch'io ho scritto una recensione sconclusionata, imperfetta e assurda. Purtroppo io non ho il suo talento, quindi vi prego di scusarmi se vi ho fatto perdere dieci preziosi minuti della vostra vita. Se smetterete di leggermi, vi capirò.

martedì 11 gennaio 2005

Letters to fictious persons

Cara Beth,


            da tanto tempo ascolto le tue parole e sogno di te. La tua presenza eterea e al tempo stesso invadente è ormai diventata francamente fastidiosa. Ti ricordo in quel video in cui fluttuavi come sott'acqua, e invece eri sospesa a mezz'aria.


So che ti piacciono i film e le colonne sonore. Anche a me. Abbiamo tanto in comune. Ma sarà verò che nessuno ti ama come ti amo io? E tu, come mi ami?


Sinceramente tuo,


                                               Invernomuto

Letters to fictious persons

Cara Beth,


            da tanto tempo ascolto le tue parole e sogno di te. La tua presenza eterea e al tempo stesso invadente è ormai diventata francamente fastidiosa. Ti ricordo in quel video in cui fluttuavi come sott'acqua, e invece eri sospesa a mezz'aria.


So che ti piacciono i film e le colonne sonore. Anche a me. Abbiamo tanto in comune. Ma sarà verò che nessuno ti ama come ti amo io? E tu, come mi ami?


Sinceramente tuo,


                                               Invernomuto

Letters to fictious persons

Cara Beth,


            da tanto tempo ascolto le tue parole e sogno di te. La tua presenza eterea e al tempo stesso invadente è ormai diventata francamente fastidiosa. Ti ricordo in quel video in cui fluttuavi come sott'acqua, e invece eri sospesa a mezz'aria.


So che ti piacciono i film e le colonne sonore. Anche a me. Abbiamo tanto in comune. Ma sarà verò che nessuno ti ama come ti amo io? E tu, come mi ami?


Sinceramente tuo,


                                               Invernomuto

lunedì 10 gennaio 2005

Ratinthewall stories

Chissà perché, un tempo credevo che la salvezza stesse nelle parole che scrivevo.


Volevo forse agrapparmi a quelle sillabe come ci si attacca a fragili istantanee, eppure il loro parto non mi dava peso. La furia mi trascinò lontano dalle solite strade, e vagai per un po', dicendomi che la prossima sarebbe stata quella giusta, ma erano tutti vicoli ciechi.


La vacanza divenne un percorso di sopravvivenza, lasciai qualche cadavere (non pochi) dietro di me. Il colmo dell'ironia stava nel fatto che l'unico a essere veramente morto ero io.


Adesso, scrivo così come vado in bagno a pisciare al mattino appena alzato. Espleto un'incombenza, nient'altro.


Non penso più che qualcuno leggerà le mie parole e le troverà... belle (ditelo, o.k., idiota, egocentrico, patetico). Non rileggo da un sacco di tempo tutte le scemenze che ho cacato qualche mattina di qualche giornata di luna nera.


Alle persone e ai pensieri che sono rimasti indietro, la mia memoria si rivolge sempre più raramente.


Sarà vero che la vita è un lungo fiume tranquillo?








 

Ratinthewall stories

Chissà perché, un tempo credevo che la salvezza stesse nelle parole che scrivevo.


Volevo forse agrapparmi a quelle sillabe come ci si attacca a fragili istantanee, eppure il loro parto non mi dava peso. La furia mi trascinò lontano dalle solite strade, e vagai per un po', dicendomi che la prossima sarebbe stata quella giusta, ma erano tutti vicoli ciechi.


La vacanza divenne un percorso di sopravvivenza, lasciai qualche cadavere (non pochi) dietro di me. Il colmo dell'ironia stava nel fatto che l'unico a essere veramente morto ero io.


Adesso, scrivo così come vado in bagno a pisciare al mattino appena alzato. Espleto un'incombenza, nient'altro.


Non penso più che qualcuno leggerà le mie parole e le troverà... belle (ditelo, o.k., idiota, egocentrico, patetico). Non rileggo da un sacco di tempo tutte le scemenze che ho cacato qualche mattina di qualche giornata di luna nera.


Alle persone e ai pensieri che sono rimasti indietro, la mia memoria si rivolge sempre più raramente.


Sarà vero che la vita è un lungo fiume tranquillo?








 

Ratinthewall stories

Chissà perché, un tempo credevo che la salvezza stesse nelle parole che scrivevo.


Volevo forse agrapparmi a quelle sillabe come ci si attacca a fragili istantanee, eppure il loro parto non mi dava peso. La furia mi trascinò lontano dalle solite strade, e vagai per un po', dicendomi che la prossima sarebbe stata quella giusta, ma erano tutti vicoli ciechi.


La vacanza divenne un percorso di sopravvivenza, lasciai qualche cadavere (non pochi) dietro di me. Il colmo dell'ironia stava nel fatto che l'unico a essere veramente morto ero io.


Adesso, scrivo così come vado in bagno a pisciare al mattino appena alzato. Espleto un'incombenza, nient'altro.


Non penso più che qualcuno leggerà le mie parole e le troverà... belle (ditelo, o.k., idiota, egocentrico, patetico). Non rileggo da un sacco di tempo tutte le scemenze che ho cacato qualche mattina di qualche giornata di luna nera.


Alle persone e ai pensieri che sono rimasti indietro, la mia memoria si rivolge sempre più raramente.


Sarà vero che la vita è un lungo fiume tranquillo?








 

venerdì 7 gennaio 2005

I grandi cimiteri alla luce della luna

Il libro più bello che sia mai stato scritto sulla guerra di Spagna è "Omaggio alla Catalonia" di George Orwell, a cui ha attinto pesantemente Ken Loach per il suo film "Terra e libertà". A differenza di Orwell, il suo quasi omonimo Bernanos era lontano dagli ambienti di sinistra e anzi all'inizio si recò in Spagna al fianco delle forze nazionaliste e reazionarie.


Tuttavia la terribile forza di quello che stava accadendo aprì presto gli occhi dello scrittore, che scrive con questo libro un atto d'accusa forse ancora più importante di quello di Orwell, dal momento che Bernanos descrive le cose dal punto di vista degli oppressori. La guerra civile spagnola fu uno dei punti più bassi, e più alti al tempo stesso della storia del ventesimo secolo. Più alti, perché fu forse l'unica occasione in cui gli ideali libertari si avvicinarono a essere realizzati su vasta scala.


Ironia della sorte, questo esperimento unico fu stroncato proprio dai cosiddetti "alleati" comunisti (o meglio stalinisti), non dalla reazione franchista, che soffocò così l'anima vitale della rivoluzione e  segnò la sconfitta definitiva della repubblica e l'avvento di 40 anni di tirannia. A noi, vecchi anarchici demodé che si arrovellano ancora sulla possibilità di instaurare una società autenticamente libertaria, rimane il rimpianto di una grande occasione persa.

I grandi cimiteri alla luce della luna

Il libro più bello che sia mai stato scritto sulla guerra di Spagna è "Omaggio alla Catalonia" di George Orwell, a cui ha attinto pesantemente Ken Loach per il suo film "Terra e libertà". A differenza di Orwell, il suo quasi omonimo Bernanos era lontano dagli ambienti di sinistra e anzi all'inizio si recò in Spagna al fianco delle forze nazionaliste e reazionarie.


Tuttavia la terribile forza di quello che stava accadendo aprì presto gli occhi dello scrittore, che scrive con questo libro un atto d'accusa forse ancora più importante di quello di Orwell, dal momento che Bernanos descrive le cose dal punto di vista degli oppressori. La guerra civile spagnola fu uno dei punti più bassi, e più alti al tempo stesso della storia del ventesimo secolo. Più alti, perché fu forse l'unica occasione in cui gli ideali libertari si avvicinarono a essere realizzati su vasta scala.


Ironia della sorte, questo esperimento unico fu stroncato proprio dai cosiddetti "alleati" comunisti (o meglio stalinisti), non dalla reazione franchista, che soffocò così l'anima vitale della rivoluzione e  segnò la sconfitta definitiva della repubblica e l'avvento di 40 anni di tirannia. A noi, vecchi anarchici demodé che si arrovellano ancora sulla possibilità di instaurare una società autenticamente libertaria, rimane il rimpianto di una grande occasione persa.

I grandi cimiteri alla luce della luna

Il libro più bello che sia mai stato scritto sulla guerra di Spagna è "Omaggio alla Catalonia" di George Orwell, a cui ha attinto pesantemente Ken Loach per il suo film "Terra e libertà". A differenza di Orwell, il suo quasi omonimo Bernanos era lontano dagli ambienti di sinistra e anzi all'inizio si recò in Spagna al fianco delle forze nazionaliste e reazionarie.


Tuttavia la terribile forza di quello che stava accadendo aprì presto gli occhi dello scrittore, che scrive con questo libro un atto d'accusa forse ancora più importante di quello di Orwell, dal momento che Bernanos descrive le cose dal punto di vista degli oppressori. La guerra civile spagnola fu uno dei punti più bassi, e più alti al tempo stesso della storia del ventesimo secolo. Più alti, perché fu forse l'unica occasione in cui gli ideali libertari si avvicinarono a essere realizzati su vasta scala.


Ironia della sorte, questo esperimento unico fu stroncato proprio dai cosiddetti "alleati" comunisti (o meglio stalinisti), non dalla reazione franchista, che soffocò così l'anima vitale della rivoluzione e  segnò la sconfitta definitiva della repubblica e l'avvento di 40 anni di tirannia. A noi, vecchi anarchici demodé che si arrovellano ancora sulla possibilità di instaurare una società autenticamente libertaria, rimane il rimpianto di una grande occasione persa.

lunedì 3 gennaio 2005


Dopo un bel po' di tempo è uscito il nuovo singolo dei Curve (scaricabile sul sito della band e ascoltabile su questo blog). Iniziamo l'anno in bellezza, va'...


Dopo un bel po' di tempo è uscito il nuovo singolo dei Curve (scaricabile sul sito della band e ascoltabile su questo blog). Iniziamo l'anno in bellezza, va'...


Dopo un bel po' di tempo è uscito il nuovo singolo dei Curve (scaricabile sul sito della band e ascoltabile su questo blog). Iniziamo l'anno in bellezza, va'...