Nel corso della storia, in qualsiasi conflitto, i teorici della dottrina militare si sono sempre divisi tra chi sostiene la necessità di un esercito ristretto, composto da specialisti, e i seguaci di una leva di massa, qualitativamente scarsa ma in grado di schiacciare qualsiasi opposizione con il numero degli effettivi. Questa polemica non è mai stata scevra da implicazioni politiche che esulavano dal campo prettamente marziale, né è stato possibile individuare una formula unica, buona per tutte le occasioni.
Se per esempio è indubbio che, durante l'evo della rivoluzione francese, la levée en masse permise a Napoleone 15 anni di indiscusso dominio sull'Europa, le recenti esperienze delle due guerre del Golfo sembrano favorire la prima teoria, visto che nessun esercito, per quanto numeroso, può tenere testa a un nemico tecnologicamente superiore, anche se quantitativamente molto più ridotto, in una situazione di scontro in campo aperto (ben altre problematiche ha posto il terreno difficile del Viet-nam nel decennio 1964-1974).
I precursori di questo tipo di guerra "efficiente", esclusivamente tecnica, si possono rintracciare fino ai giorni dell'Anabasi senofontiana, in cui l'atenese dipinge un quadro della spedizione per nulla eroico, teso esclusivamente alla risoluzione di problemi pratici: come un esercito numericamente inferiore, ma superiore per disciplina, armamento e tattica, possa sopravvivere all'annientamento e anzi risultare vittorioso in territorio ostile.
Si può addirittura affermare che è da qui che nasce una delle correnti principali del pensiero occidentale: quella che identifica il problema nella tecnica, e non nell'etica. Senofonte, pur essendo conscio di essere un invasore e un razziatore in mezzo a genti che difendono semplicemente i loro beni, non si pone mai un quesito di ordine morale. Anzi riconosce spesso i diritti dei suoi nemici. Tuttavia questo non gli impedisce di complimentarsi con se stesso e con i suoi uomini per il modo in cui sormontano le difficoltà e giungono alla vittoria. Questa forma mentis è la stessa, ad esempio, che ha permesso a molti soldati di compiere le peggiori atrocità riuscendo tuttavia a trovare una giustificazione nel "dovere".
Con questo non intendo affermare che la tecnica sia inferiore moralmente allo spirito. Anche eserciti che seguivano ideali teoricamente più nobili (come appunto l'esercito rivoluzionario francese, o l'armata rossa) hanno compiuto efferati crimini di guerra (e di pace). Anzi, alcuni scrittori di cose militari (il Von Clausewitz in primis) che appoggiavano le teorie di un esercito "efficiente" e di élite, sono stati anche i più convinti assertori del principio secondo cui la guerra dev'essere extrema ratio e comunque deve rispondere a regole ben precise.
Tuttavia è necessario che chi condanna la "guerra" come un mostro informe e indistinto inizi a rendersi conto che quest'attività, fondamentale per l'essere umano a livello primitivo, non potrà mai essere superata, se prima non se ne studiano a fondo le cause e non se ne approfondiscono la storia e i motivi.
Non si sconfigge la guerra andando in piazza a sventolare un pezzo di stoffa colorato. La si sconfigge smascherandola e conoscendone le meccaniche più profonde e distruttive.
:) buona serata - vado a farmi una pizza -
RispondiEliminabravo rat, sono d'accordo!
RispondiEliminaribes
ps: :::D
mi sembrava che in origine il tuo pensiero fosse un tantino più articolato, ma va bene così ;-P
RispondiEliminaesatto. i culi parlano...
RispondiEliminaSono d'accordo con te. Bello il tuo saggio. Se posso aggiungere qualcosa, un punto di vista, diciamo, la guerra non ha regole. Mai. Le regole sono il pretesto per poter definire le guerre come tali e renderle così ammissibili in linea di principio. Di fatto la storia passata e recente, ha dimostrato che nessuna guerra rispetta alcuna regola nel corso del suo svolgimento. Vi è un unica regola di fondo: uccidere il nemico, annientarlo con ogni mezzo, lecito o illecito. I singoli uomini possono imporsi un codice etico ma gli stati, gli eserciti, gli avversari non sono in grado di controllare il fenomeno confinandolo nella gabbia delle regole.
La mia convinzione personale è che non vi è motivo al mondo in grado di giustificare una guerra per il semplice motivo che la guerra è un fenomeno fuori controllo fisiologicamente.
Le regole di guerra costituiscono il grande equivoco su cui si fonda la convinzione della possibilità di una "guerra giusta".
Spero di non aver sproloquiato troppo.
Un saluto, mute
in quanto giurista, però, ho dovuto studiare quel complesso di regole conosciuto come "diritto internazionale bellico" e ti posso assicurare che sono più i casi in cui viene rispettato che quelli in cui no. almeno nelle guerre tra nazioni occidentali (che oggi non si combattono più, per fortuna). purtroppo però casi come la guerra nella ex jugoslavia confermano invece la tua tesi, caro tesi. ma le guerre civili, si sa, sono le più efferate di tutte.
RispondiElimina[rattino ti ho scritto pvt, così non devo leggerti che sei palloso!
RispondiElimina;p
smuà smuà smuà!
:)
ce n'est pas vrai: tous le monde...
lo puede decir!
(merda! ogni volta che tento di parlare in francese le frasi mi finiscono regolarmente in spagnolo! d'oh!)]
sono d'accordo su quando riporti, e se anche non lo fossi la storia mi sbugiarderebbe, giacchè la tecnologia di pochi sovrasta la tecnica delle maree umane da tempo quasi immemore
RispondiEliminache il problema sia essenzialmente tecnico e non etico è un aspetto imprescindibile della guerra, e il riconoscere il diritto dei propri nemici alla difesa dei propri beni dimostra che la guerra non è fatta da belve sanguinarie ma da onesti padri di famiglia ( gli stessi che nei laboratori dell'ex unione sovietica preparavano i papagallini verdi - bombe dedicate esclusivamente ai bambini - da disseminare in Afghanistan)che svolgono nel migliore dei modi il loro lavoro
ovvero, tutto questo non ha nulla a che vedere con l'etica, altrimenti i suddetti padri incrocerebbero le braccia e sublimerebbero la loro perizia altrove, ma con la tecnica, appunto
questo esempio dei papagallini vale per qualsiasi guerra - di invasione, di liberazione - e in ogni caso l'aspetto tecnico sovrasta quello etico
al contrario di tesi penso che la guerra non sia un fenomeno fuori controllo fisiologicamente, piuttosto credo che la guerra sia un fenomeno fisiologico, ovvero un effetto collaterale del'umanità
su questo invece non sono d'accordo:
"Non si sconfigge la guerra andando in piazza a sventolare un pezzo di stoffa colorato. La si sconfigge smascherandola e conoscendone le meccaniche più profonde e distruttive."
non sono una cinica, e continuo a sventolare il mio vecchio drappo colorato non appena si presenta l'occasione: ma non credo, nel caso di specie, che una profonda conoscenza dei meccanismi della guerra e delle sue conseguenze distruttive ne annulli la sua fisiologicità
Warriors...
RispondiEliminaCome out and play....
sofì: sono un vecchio palloso, ma i tuoi bacini li prendo volentieri e li ricambio: smuà, smuà, smuà ;-)
RispondiEliminaeva: secondo me esiste una concezione "etica" o comunque ideologica della guerra. è quella del crociato o dell'integralista islamico, ma anche quella del rivoluzionario (che militi nell'armata rossa, nelle ss o nella grande armée). costoro non riconoscono neppure i diritti dei loro nemici, pensano di avere ragione in nome di ideali e valori più "alti". il tecnico, come fu senofonte, è appunto un onesto padre di famiglia (senofonte era estremamente pio e amante della famiglia, guarda caso) che si è scelto questo mestiere e cerca di farlo il meglio possibile. non so cosa sia meglio. penso però che avendo la consapevolezza di questi meccanismi si può iniziare ad avere un approccio un po' meno approssimativo al problema.
io vorrei che anna fosse sempre al sicuro, ma sarebbe da stronzi promettere che non le capiti mai niente, come diceva dori (credo fosse il suo nome) dovrebbe non fare mai niente.
RispondiElimina:)
RispondiEliminain linea di massima non esiterei a far la guerra se la ritenessi giustificata, ma il problema è: come faccio ad essere sicuro che sia giustificata? che il mio punto di vista, fatalmente in conflitto con altri, sia veramente migliore?
RispondiEliminaal contrario della guerra, simili dubbi non sono fisiologici.
"la storia passata e recente, ha dimostrato che nessuna guerra rispetta alcuna regola nel corso del suo svolgimento."
RispondiEliminaSplendido. Vorrei sapere con che coraggio si possa attribuire alla Storia (passata e recente) la responsabilità di un'affermazione così palesemente delirante.
forli, ma allora non eri sparito ;-)
RispondiEliminamariujam, raramente ho letto commenti più esaurienti, grazie :-P
pops, secondo me la guerra non andrebbe fatta per un semplice motivo: le guerre moderne (anzi postmoderne) sono noiose. si risolvono nello schiacciare bottoni o nel massacrare civili inermi. a me piacciono le belle guerre di una volta, con le battaglie campali, le bandiere al vento e la puzza di cordite delle cartucce ad avancarica.
ribes: anch'io vorrei che anna fosse sempre al sicuro. ma ho paura che non sarei in grado di proteggerla. i'm not superman.
Ti Ringrazio,
RispondiEliminaPiacevole Rivederti..
Concordo Appieno Con Te
Ero via, mute.
RispondiEliminaAnch'io adoro la concezione di guerra cui ti riferisci, purtroppo è molto probabile che quell'epoca do'oro non torni mai più. L'epos bellico si può però ancora trovare negli scenari minori e meno chiacchierati, e soprattutto nel sottobosco mercenario. Anche lì certo non avremo più episodi ad alto contenuto d'ideali e romanticismo come il Katanga, però dobbiamo accontentarci. Il mondo ha scelto di invecchiare.
eri via, forli? vuoi dire che anche tu ti fai un bel week end di relax al mare o in montagna, ogni tanto? non so perché ma non ti ci vedo...
RispondiEliminaciao silvermoon, sono felice anch'io di rivederti. concordi? anche a te piacciono le vecchie guerre di una volta? ;-)
La mia passione per le belle guerre di una volta oltre ad essere dispendiosa mi ha sempre portato ad estenuanti polemiche (specie con chi ha altre visioni della realtà e pensa che avversare la guerra sia solo sproloquiare).
RispondiElimina(Tu lo hai già comprato questo ?)
RispondiEliminapassione per la storia militare? ma c'è qualche passione che non condividiamo? aspetta, adesso che ci penso sì, quella per i live... infatti questo non l'ho comprato.
RispondiEliminaCondividiamo pure quella, solo che questo live merita...
RispondiEliminaD'accordissimo. Per sconfiggere una guerra bisogna prima di tutto vivere il pacifismo quotidiano. Poi una volta trovate le cause delle guerre si smette di alimentarle. Rendiamoci conto che la nostra Unione Europea è responsabile quanto gli Stati Uniti, che i governi di destra e sinistra si equivalgono nei fatti; si modificano a vicenda i programmi, ma le questioni fondamentali come il petrolio, l'inquinamento, l'ecologia non sono trattate nei loro programmi. Litigano in tv sui dati, sulla disoccupazione, sul pil, sul 3 % e lasciano fuori sempre i punti cardine che stanno alla base dei conflitti mondiali. I giornali e le televisioni non ci informano, sta a noi cercare queste informazioni.
RispondiEliminaIl discorso è lungo...:/
Ciao e grazie ;)
"che i governi di destra e sinistra si equivalgono nei fatti"
RispondiEliminase non sbaglio, quando andammo a bombardare belgrado, il governo era di sinistra, infatti.
la concezione etica e/o ideologica a cui ti riferisci esiste in un periodo limitato nel tempo, per venire nel breve periodo sostituita dall'aspeto tecnico
RispondiEliminasuccede per le guerre d'aggressione e per quelle di liberazione:
perdersi a discutere di guerre di destra o di sinistra non ha senso logico
la guerra si può arginare, non sconfiggere, data - torno a dire - la sua fisiologicità
la guerra è sicuramente per quanto mi riguarda la testimonianza dell limite estremo della debolezza dell'essere umano nella sua atrocità tanto quanto lo è chi cura le gambe maciullate dei bambini testimoniando il limite estremo della suà umanità.
RispondiEliminail fatto stesso che si analizzi una guerra nella sua parte tecnica giustifica il senso stesso della guerra.
in senso opposto se fosse analizzata la considerazione e il rispetto per l'essenza dell'essere umano decadrebbe il senso stesso della guerra.
ma è qui che l'uomo giustifica la sua atrocità in una deontologia civile e organizzata nel rispetto delle regole della stessa.
non credo che nessuno di voi non sia stato in presenza di un "nonno" che non vi abbia raccontato esperienze di guerre passate o forse nessuno dei vostri amici ha mai ospitato un profugo senza braccia dell'ex jugoslavia.
la misera bandiera che si espone dalla finestra è una voce nell'ampio della possibilità che gli è data potente tanto quanto i missili che vengono lanciati,
come al solito è solo un fatto di quotazione di mercato.
l
"L'intellettuale è colui che ha scoperto qualcosa di più interessante del sesso."
RispondiEliminaAldous Huxley, scrittore
"L'uomo civilizzato è colui che ha scoperto qualcosa di più soddisfacente del combattimento."
John Keegan, storico militare
..... detto da uno storico
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