sabato 7 maggio 2005

La vita agra

Bianciardi pensa che Grosseto sia come il Kansas, con le praterie alla periferia della città, studia l'inglese e la filosofia, ma ha le mani grosse e le spalle curve come tutti i contadini della sua terra.


Bianciardi va in giro col bibliobus, un furgoncino scassato fornito dal Comune, e fa i prestiti "a occhio" per non dover compilare schede, perché lui si ricorda di tutti quelli a cui aveva lasciato un libro. Quando l'amministrazione della biblioteca Cheliana si lamenta per tutti i volumi non restituiti, lui risponde che è meglio un libro rubato, piuttosto che un libro non letto.


Bianciardi fa il "lavoro intellettuale", ma conosce il lavoro manuale, vive in mezzo ai minatori. Poi la miniera salta per aria, muoiono 43 persone, 43 amici, lui non sa cosa fare. Scrive, si arrabbia, ma gli dicono di non rompere troppo le scatole. E' allora che gli viene quell'idea balzana, da anarchico, di andare a Milano e riempire con il gas della miniera il Pirellone, per compiere la sua vendetta contro la Montecatini.


Bianciardi alla fine a Milano ci va davvero, ma Milano se li mangia quelli come lui, i contadini rifatti, i sognatori, gli anarchici. Conosce i veri intellettuali, e non ci va tanto d'accordo. Affibbia nomignoli a Feltrinelli, il Giaguaro, Timberjack. Mangia nelle latterie, al bar Giamaica, divide la stanza con fotografi spiantati e giocatori baschi. Una sera che sono tutti intorno a un tavolo delle riunioni, verso le sei del pomeriggio arriva il Giaguaro fresco di doccia, appoggia il suo bellissimo cappotto di cammello di fianco a quello del Bianciardi, voltato e rivoltato tre-quattrocento volte, e comincia a parlare di giustizia sociale e lotta di classe, per due ore. Lui non ne può più, alla fine si alza - gelo, perché non ci si poteva alzare quando parlava il padrone - guarda quel suo cappotto liso, batte la mano sul tavolo, prende il cappotto del Feltrinelli, se lo infila, si pavoneggia un attimo, si volta, poi alza il pugno e dice: viva la lotta di classe, ed esce. Ci va avanti per un paio d'anni, con quel cappotto bellissimo.


[continua]

13 commenti:

  1. sì la odio un pò ma voglio leggere le cazzate che spara.il collega intelligente e simpatico è stato promosso a pieni voti,oggi abbiamo passato 6 ore da paura assieme!
    atomic doll

    RispondiElimina
  2. E bravo Bianciardi che mai s'addormentò e nel suo piccolo rifiutò di piegare il capo e dir sempre di sì.

    RispondiElimina
  3. e giù a ridere agramente ricordando poi il furgoncino blu parcheggiato poco distante dal traliccio.

    RispondiElimina
  4. nel suo piccolo sì, yania, che è un po' quello che dovremmo fare tutti. niente gesti eclatanti, una ribellione modesta ma non silenziosa, visto che le parole sono l'unica libertà che ancora ci è concessa.

    RispondiElimina
  5. certo che ne son successe di cose dalla mia ultima visita.
    bello, molto.
    e poi questo Bianciardi, qunato stile, rude, sincero, duro e trasparente come un cristallo...

    RispondiElimina
  6. già, ma anche alcolizzato, traditore, menefreghista, cazzeggiatore, rissoso, polemico... un vero anarchico.

    RispondiElimina
  7. Forly,te l'ho già detto che t'adoro?
    oddio,juve-milan,oggi...
    pauraaaaaaaa.


    (libertà di parola,mutey;-D)

    RispondiElimina
  8. ehm.
    yania al lavoro deloggata sotto(e qui ,ovviamente)

    RispondiElimina