La primavera è arrivata in anticipo. Arriva in anticipo quasi tutti gli anni. Non posso dire che mi dispiaccia, è l'unico momento dell'anno che mi piace, ormai.
Me ne sto sul balcone del mio cubicolo a prendere il fresco e guardo il glorioso tramonto. Sopra il Muro, il cielo sta diventando lentamente nero, sotto c'è ancora una striscia arancione che ricorda una strada polverosa.
Oggi al lavoro la nuova ragazza mi guardava con un'aria strana. Non era scherno o disprezzo. Piuttosto, il rispetto dei giovani per gli anziani, quel rispetto che sembra dire: "o.k., hai fatto il tuo tempo, adesso lascia che mi diverta un po' anch'io".
Non avrà più di ventidue, ventitre anni. L'altro giorno parlavo con una sua coetanea, e non sapeva neppure chi è David Bowie. Quando me lo ha detto, ho smesso di sparare cazzate, ho guardato nei suoi occhi verdi e ci ho visto la verità. Ho capito che ormai esiste un'intera generazione di persone adulte che non sanno un cazzo del mondo in cui sono nato e cresciuto. Posso parlare con loro, lavorare con loro, andare a letto con loro, ma tra di noi ci sarà sempre una barriera più alta di quel fottuto muro bianco là fuori.
E dire che Bowie ci ha passato un sacco di tempo in questa città, lui, Lou Reed, Nico e i Velvet, i Beatles iniziarono persino a suonare in questa dannata nazione. A quei tempi il Muro era solo un agglomerato di mattoni sporchi in mezzo alla terra di nessuno, ma ci deve pur essere qualcuno che ricorda ancora.
Sono troppo vecchio, è vero. E se la nuova ragazza vuole il lavoro, può anche prenderselo. Magari prima la porto a letto, però.