La macchina della propaganda è sempre all'opera, ed è inutile chiedersi chi sia il grande fratello che la fa girare. Partendo dallo spunto di un post di Blumfeld sulla retorica di certe trasmissioni, mi sono chiesto come agisca la propaganda e di quali armi si avvalga al giorno d'oggi questa ottava o nona arte figlia di Goebbels, non intendendo fare una disamina storica o sociologica del fenomeno (intento troppo elevato per i miei scarsi mezzi). Mi interessa vedere piuttosto come questa sottile (a volte non troppo) costrizione viene percepita dal fantomatico "uomo della strada" (cioé in definitiva dal sottoscritto).
Il mezzo più potente di propaganda dei nostri tempi è la pubblicità, e la pubblicità fa quasi sempre ricorso alla retorica. Chiarisco subito qual'è il
significato dell'aggettivo "retorico" per me: l'uso di un argomento su cui la maggioranza si trova d'accordo (ad esempio i valori della famiglia, della patria, dell'amicizia, dell'amore e quant'altro) inflazionandolo e piegandolo ai propri soggettivi interessi. Curiosamente, si potrebbe pensare che più si va avanti, più il pubblico a cui questo tipo di informazione viene rivolto diventi smaliziato e in grado di distinguere la verità dal falso. Così non è. Anzi, più la cultura si massifica, più il ricorso a un linguaggio retorico diviene efficace.
Esempio ne sono alcuni spot veramente fastidiosi apparsi recentemente in televisione: nel primo, girato dal regista Spike Lee, la figura di Gandhi (figura universalmente amata e quindi perfetta per un uso "retorico") viene impiegata per pubblicizzare una compagnia telefonica. In questo caso, l'equazione è semplice: Gandhi è un personaggio amato, portatore di ideali universali di pace, e il suo utilizzo attirerà l'attenzione di un vasto numero di persone, ma soprattutto, per effetto osmotico, conferirà alla compagnia telefonica un'aura di saggezza e bontà. In un secondo spot, una brutta canzone pseudolirica sottolinea in modo insopportabilmente enfatico immagini di vita quotidiana collegate ad altre di eventi importanti della storia italiana, al termine si sente la voce di Martellini che grida: "campioni del mondo!". Alla fine si scopre che tutto questo afflato di buoni sentimenti serve a reclamizzare una banca. Non c'è bisogno di commentare, credo...
Il nostro capo del governo, provenendo da questa scuola, non esita a usare questo genere di messaggi nei suoi discorsi e più in generale nel suo programma politico. Nulla di nuovo (diciamo che questo tipo di propaganda, anzi, la pubblicità l'ha mutuata dalla politica), tuttavia i cambiamenti rispetto alla propaganda retorica del secolo scorso sono evidenti: mentre un tempo si promettevano lacrime e sangue, pane e moschetto, cannoni e non burro, oggi i nostri politici promettono nastrine del Mulino Bianco, cellulari con tecnologia UMTS e le veline di Striscia. I loro lacché, giornalisti e imbonitori televisivi, sono rimasti gli unici a usare la retorica vecchio stile, come giustamente Blumfeld lamenta. Che si aggiornino anche loro, dunque, e che la nostra vita diventi definitivamente un'orgia di Madri Terese di Calcutta, pubblicità dei telefonini con belle fighe e mostri sbattuti in prima pagina. Questo la gente vuole!